Florenzi e poi Pellegrini: se la fascia è un’eredità

Florenzi e poi Pellegrini: se la fascia è un’eredità

Nel solco di Totti e De Rossi, il passaggio di consegne ai ragazzi del vivaio: perché il “romanismo” conta

di Redazione, @forzaroma

“Il romanismo è importante ed è in mani salde. Lorenzo (Pellegrini) e Alessandro (Florenzi) possono proseguire con questa eredità, senza scimmiottare me e Francesco”. C’è un passaggio nella conferenza stampa della settimana scorsa di De Rossi che suona come un testamento. Sportivo, ovviamente. Da Di Bartolomei a Bruno Conti, da Giannini a Totti, per finire a De Rossi e, dopo di lui, proprio a Florenzi e Pellegrini, scrive Chiara Zucchelli su “La Gazzetta dello Sport”. Il romanismo che se da una parte è un valore aggiunto nel momento in cui le cose vanno bene, dall’altro può diventare un peso difficile da portare quando vanno male: insomma, un amplificatore di sentimenti.

Florenzi ha riallacciato da poco i rapporti con una tifoseria che non lo ha mai amato fino in fondo. Chissà se sarà una pace duratura o se alle prime difficoltà si riapriranno vecchie ferite di un legame mai stato del tutto sereno. Lorenzo invece è ancora giovanissimo ma ha sempre detto che sogna di raccogliere questa eredità e diventare il capitano della Roma. Reggere il confronto sarà difficilissimo per entrambi, in un calcio fatto di clausole e in cui non esistono più bandiere.

Da domani sera sarà tutto diverso anche per loro. Perché il primo diventerà l’uomo simbolo della Roma, quello che dovrà rappresentarla dentro e – forse – anche fuori dal campo. Il secondo, invece, dovrà imparare a convivere sempre di più con le pressioni romane, anche se lui con quelle pressioni ha voglia di confrontarcisi a capofitto.

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