Emergenza coronavirus. Dall’uno per cento delle scommesse al “salva calcio”: ora è battaglia

100 milioni in ballo, governo possibilista ma per tutto lo sport. Operatori contrari

di Redazione, @forzaroma

Operatori e mondo dello sport, e in particolare del calcio, sperano che nei prossimi mesi si veda la famosa luce in fondo al tunnel. Anche perché proprio la Figc ha formulato nei giorni scorsi una proposta: creiamo un fondo “salva calcio”, una specie di paracadute per le realtà più sofferenti, alimentato anche con fondi federali e con l’un per cento delle scommesse, riporta La Gazzetta dello Sport. Parliamo di più di 100 milioni di euro l’anno su una raccolta di 10,4 miliardi nel 2019. Una proposta che ha generato una contrarietà fra gli operatori che temono di perdere una fetta di ricavi.

Venerdì anche Francesco Ghirelli, presidente della Lega Pro, ha rilanciato l’idea, che con la cassa integrazione per i calciatori con compensi lordi fino a 50mila euro l’anno, costituisce uno dei temi presentati al ministro dello sport Vincenzo Spadafora. L’ipotesi, che potrebbe entrare nel cosiddetto “decreto aprile”, è quella di trasformare il “salva calcio” in “salva sport”. Con modalità però tutte da verificare: ogni sport avrebbe risorse in base alla sua quota di scommesse o funzionerebbe un principio di mutualità verso tutto il sistema sportivo? Niente da fare, invece, per la sospensione di un anno del divieto di pubblicità e di sponsorizzazioni delle aziende di betting. La contrarietà dei 5 Stelle è totale e non lascia spazio a riaprire la questione in sede governativa.

L’altro rebus è sulla possibilità di inserire nel computo dell’un per cento anche ciò che viene raccolto in Italia per eventi organizzati all’estero (nel 2018, la serie A ha chiuso al 15,7 del totale scommesso sul calcio, il Mondiale al 6,7, la Champions al 6,1, la Premier League al 4,7 e la Serie B come la Liga al 4,4).

Ma le scommesse finanziano già lo sport italiano? Si fatica a rispondere. La Legge di Stabilità di fine 2018 ha definito il sistema fissando le risorse nel 32 per cento delle tasse pagate dal comparto sport. Nella Legge di Stabilità approvata a fine 2019, c’è un riferimento alla destinazione dei fondi dell’erario verso Coni e Sport e Salute. Rientrano nel 32 per cento? Il gettito per l’erario delle scommesse sportive viaggia intorno ai 270-280 milioni annui. Una cifra su cui l’un per cento non può incidere visto che in tal caso si tratterebbe di un aiuto economico vero e proprio dello Stato. La “battaglia” dell’un per cento è aperta.

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