Effetto Zapata. La Dea è terza, la Roma crolla dopo 13 partite

Effetto Zapata. La Dea è terza, la Roma crolla dopo 13 partite

Giallorossi spiazzati dal pressing forsennato. Il match gira nella ripresa con l’ingresso decisivo del colombiano

di Redazione, @forzaroma

Paulo Fonseca sta capendo il nostro calcio molto in fretta, per questo aveva lanciato un allarme euforia: poche squadre in Italia sono specializzate nel frustrare gli altrui facili entusiasmi come l’Atalanta. Che della Roma ieri ha frantumato numeri: 13 gare senza sconfitte, addirittura 22 per il suo tecnico che non perdeva dal 21 febbraio, quasi un anno di gol ininterrotti all’Olimpico in campionato. Ma ancor più certezze di compattezza e concretezza in crescita. Rafforzando le sue, ben al di là del terzo posto in solitudine dietro Inter e Juve: in campionato mai meno di due gol segnati e tre vittorie su tre in trasferta, dove è imbattuta da nove partite. E stavolta, dopo dieci gare con almeno una macchia, non ha neanche preso gol. Come riporta La Gazzetta dello Sport, l’ennesima versione gasperiniana dell’Atalanta ha scompaginato i piani di Fonseca. Quel 3-4-2-1, con Gomez e Malinovskyi galleggianti intorno, più che dietro, a Ilicic in versione centravanti adattato, aveva mandato subito fuori giri il pressing della Roma. E convinto Fonseca a cambiare già dopo meno di un quarto d’ora: stesso 3-4-2-1 dell’Atalanta, con Kolarov abbassato a centrale, Spinazzola dirottato a sinistra a centrocampo, Pellegrini e Zaniolo alle spalle di Dzeko. Una sfida, persa alla distanza: uomo contro uomo, come l’avversaria, accettando il duello in tutte le zone.

In mezzo al campo, dove fino a ieri era abituata ad essere padrona, la Roma si è ritrovata intasata, anzitutto nell’impostazione bassa, dal forsennato pressing nerazzurro.  Anche l’Atalanta ha rischiato qualcosa, soprattutto quando Zaniolo e Pellegrini riuscivano a risucchiare fuori Toloi e Palomino, favorendo gli inserimenti di Spinazzola. Da cui è nata la migliore chance giallorossa del primo tempo, con Dzeko murato da Gollini. Sarebbe successo di nuovo al 14’ della ripresa quando Zaniolo ha preso il tempo all’uscita di Palomino, ma si è piaciuto troppo e invece di tirare, o di sfruttare l’inutile attesa di Pellegrini e Dzeko, si è fatto anticipare da un recupero monstre di Toloi. Lì è girata la partita. O più probabilmente è girata un minuto dopo, quando Gasperini ha speso il cambio che aveva memorizzato dai giorni precedenti: dentro Zapata, il simbolo dell’onda montante che è diventata l’Atalanta. Una squadra-martello, sostenuta da una condizione straripante, che si è presa il possesso del campo e il governo della partita. Già prima dell’1-0, annunciato da una chance sprecata di testa da Palomino e poi segnato da Zapata, che in seguito a doppia ispirazione Gomez-Freuler ha devastato prima Smalling e poi la porta. E soprattutto dopo l’1-0: al di là di un’altra paratona di Gollini su Kalinic, entrato per il 4-3-1-2 «all in», più che la Roma vicina al pareggio si è vista l’Atalanta più volte ad un passo dal 2-0. Mancato da Hateboer e Zapata (palo), ma non da De Roon, su assist di Pasalic dopo uscita sfarfallante di Pau Lopez: un po’ quello che era successo per quasi tutto il 2° tempo.

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