Ecco tutte le strategie di Friedkin: dalla scelta dei manager all’uscita dalla Borsa

Fienga traghetterà il club, nel Cda gli uomini di fiducia di Dan. E dopo venti anni la società ufficializza il possibile delisting

di Redazione, @forzaroma

Il giorno dopo il ko europeo la Roma è lì a leccarsi le ferite, anche se l’entusiasmo portato dallo sbarco di Friedkin ha reso meno amaro il finale di stagione, scrive Andrea ugliese su La Gazzetta dello Sport.

Resta, però, come l’eliminazione con il Siviglia abbia chiuso un’annata avara di soddisfazioni, soprattutto in considerazione degli obiettivi iniziali posti da Paulo Fonseca. Quinto posto in campionato, eliminazione ai quarti in Coppa Italia ed agli ottavi in Europa League.

Ecco perché nel frattempo si è iniziato a lavorare subito forte sulla nuova società. Del resto, la Roma si ritroverà a Trigoria il 27 agosto per i tamponi di turno, mentre il giorno dopo inizierà la preparazione. Insomma, il tempo stringe, ci sono appena venti giorni per costruire le basi.

Quel che è certo è che a guidare il club sarà da vicino Ryan Friedkin, il figlio di Dan, che anche nei mesi scorsi è venuto spesso nella Capitale, dove ha stretto già dei rapporti di amicizia intensi (con Francesco Polimanti, ad esempio, nipote di Andrea Leone).

Con lui a traghettare il club ci sarà Guido Fienga, che almeno inizialmente resterà Ceo del club. Fienga, tra l’altro, ha il contratto in scadenza ad ottobre. Qualcuno vocifera che sia stanco delle tante pressioni, qualcun altro che sarà lui ad andare avanti almeno per un altro anno. Di certo, oggi il riferimento di Friedkin è lui, l’uomo di cui Dan si fida più di tutti. Resteranno al loro posto anche altri dirigenti apicali come Francesco Calvo (Cfo, vale a dire direttore commerciale) e Manolo Zubiria, che era legato a Pallotta ma che ha anche un profondo rapporto con Fienga (e che continuerà ad occuparsi di rapporti internazionali).

Da sciogliere, invece, il nodo del d.s. (di cui si parla accanto), mentre il vivaio dovrebbe restare nelle mani di Bruno Conti, già riabilitato dalla vecchia dirigenza. A sorpresa, invece, potrebbe decidere di ripensarci Morgan De Sanctis, le cui dimissioni erano già state presentate giorni fa. Nel nuovo Cda, invece, entreranno uomini di fiducia di Friedkin come Marc Watts, Eric Williamson e Brian Walker, mentre nelle quote italiane dovrebbe essere confermata la presenza di Gianluca Cambareri (studio Tonucci & Parteners, da anni lo studio legale che assiste la Roma) e l’ingresso di Alessandro Barnaba (il banchiere romano di casa a Londra e manager di JP Morgan, l’advisor di cui si è servito Friedkin nell’acquisizione del club giallorosso).

A Pallotta e soci, alla fine, è andata una cifra di 199 milioni, con il totale dei debiti che Friedkin ha dovuto coprire di ben 413,079 milioni di euro e un working capital (i soldi che verranno immessi nel club per la gestione corrente e per l’eventuale mercato) di 63 milioni. Ulteriori informazioni saranno poi fornite il 10 agosto, anche in virtù del lancio dell’opa sul flottante del resto delle azioni, pari al 13,4%. Se Friedkin dovesse portarne a casa il 90% scatterebbe l’opa obbligatoria, fattispecie che sarebbe funzionale al delisting del club, come scritto nel comunicato della Roma. Di fatto, dopo venti anni il club potrebbe uscire dalla Borsa (vi entrò nel maggio del 2000, sotto la presidente di Franco Sensi).

Ad oggi Fonseca non sembra in discussione. I tempi per cambiare eventualmente sarebbero minimi, esattamente come le soluzioni. Una potrebbe anche essere il ritorno di Luciano Spalletti, il terzo della sua storia giallorossa. Anche se la stima verso Fonseca resta forte.

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