Dzeko story: “Le bombe, i gol, l’Italia: la mia vita”

Edin si racconta in un documentario: “Sarajevo è bellissima, Roma un’altra casa”

di Redazione, @forzaroma

C’è un po’ tutto Edin dentro, dalla sua infanzia fino ai giorni nostri, nel documentario prodotto da Roma Studio e dedicato alla vita e alla carriera di Edin Dzeko, premiato ieri con la ‘Guirlande d’Honneur’ al 38° International FICTS Fest. Un mini oscar del cinema sportivo. Che ha visto appunto trionfare ‘Edin’ (regista David Rossi) nell’evento finale, svoltosi ieri a Milano.

E la prima immagine – scrive Andrea Pugliese su ‘La Gazzetta dello Sport’ – è quella di un Dzeko bambino, immerso tra gli amici di Sarajevo con una sciarpa giallorossa al collo. “Ero un ragazzino, tante cose non me le ricordavo – racconta Edin –. Poi ho visto quella foto e ho detto: guarda, sono romanista da sempre, non solo dal 2015″. Immagini commoventi, che lasciano però subito spazio a quelle strazianti della guerra dei Balcani: “Giocavamo in giardino, ma quando arrivava l’allarme mamma ci portava subito dentro casa. Poi siamo andati ad abitare verso il centro: in 35 metri quadrati eravamo in 15. Ed a raccontare quei giorni è la sorella di Edin, Merima, nel quartiere di Otoka, dove Edin è cresciuto.

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A parlare è anche Jusuf Sehovic, il suo primo allenatore, poi l’amico Mirza: “In una finale di un torneo io che facevo il portiere presi 5-6 gol, ma lui ne segnò 7. E vincemmo”. Poi Edin passò allo Zeljeznicar e il primo giorno in Primavera fece 4 gol. Poi il viaggio in Repubblica Ceca, a soli 19 anni. E in quei giorni ci fu anche l’esordio in Nazionale, poi il trasferimento al Wolfsburg. Ed Edin ha iniziato a vincere, tanto che da lì andò al City.È stato molto importante per la vittoria, anche se ogni tanto rompeva le scatole perché andava in panchina…”, dice Roberto Mancini. E quegli sono anche gli anni in cui il rapporto con Amra decolla, fino a creare la splendida famiglia di oggi. “Prima di firmare ci siamo fatti tutta Roma a piedi, abbiamo visto ogni cosa e ci siamo subito innamorati della città”, dicono entrambi.

Ed a portarlo a Roma fu Walter Sabatini. “È venuto a trovarmi in Croazia e mi ha detto: ‘Io senza di te non torno a Roma’. Ed infatti Sabatini non tornò solo, con 4 mila persone ad aspettare Dzeko a Fiumicino:“Una cosa incredibile, che non avrei mai pensato di poter vivere”. Quindi il percorso con i vari allenatori: “Spalletti era molto esigente, voleva tutti i palloni in verticale per il centravanti. Con Di Francesco è andata bene in Champions, se abbiamo battuto il Barcellona molto del merito è suo. Il gol al Chelsea? Il più bello di sempre, ma non mi ricordate la partita di Liverpool, l’abbiamo buttata”. Infine Fonseca: “Non ho mai avuto problemi con gli allenatori, do sempre il cento per cento e a fine mercato sono sempre qui. Lui mi diceva: ‘Devi restare, il mio gioco è perfetto per te’“.

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