Forzaroma.info
I migliori video scelti dal nostro canale

rassegna stampa

Dzeko senza fine: “Roma, adesso bisogna vincere”

LaPresse

Il capitano spalmerà il contratto fino al 2023. "E' l’ora di alzare trofei"

Redazione

Crediamo che per Edin Dzeko sia arrivato anche il momento di percepire che finalmente ha sfondato quel muro di inconscia diffidenza, quella barriera di "sì, va bene, ma...", che hanno accompagnato finora il suo percorso nella Roma, scrive Massimo Cecchini su La Gazzetta dello Sport.

Lo merita non solo per un valore oggettivo – difficile discutere che sia uno degli attaccanti più completi del mondo – ma anche perché, nonostante in maglia giallorossa non abbia vinto finora nulla, l’impressione è che egli stesso, guardando a ritroso la sua carriera, si senta più lupo romanista, che stella del Wolfsburg o del Manchester City.

Se parlaste con i tifosi di Pruzzo, Voeller, Montella, Delvecchio o Batistuta – senza neppure arrivare a nominare Totti – vedreste un brillio nello sguardo che fa capire come cuore e ragione si siano saldate e pacificate in un amore eterno, he probabilmente per ciascuno di loro rappresenta una privata «madeleine» proustiana che aiuta a ritrovare il tempo perduto.

Eppure Dzeko, numeri alla mano, ha ormai superato quasi tutta questa nobile compagnia, visto che ha davanti a sé solo Totti (307 gol), Pruzzo (138), Amadei (111), Volk (106), avendo adesso affiancato Manfredini (104). Ma che la scalata al podio sia considerata agevole, lo dimostrano le quote che gli scommettitori danno all’evento, circa tre. Ma questa è solo una fotografia parziale della realtà, perché se si prendesse in considerazione la media reti-partita, il bosniaco sul podio ci sarebbe già, visto che in questa classifica avrebbe davanti solo Manfredini, cosa si vede dalle statistiche a fianco.

Così, non sorprende che la Roma sia già entrata nell’ordine di idee di estendere il suo contratto – spalmando l’ingaggio – fino al 2023. Certo, la convenienza economica è innegabile, ma la dirigenza sa bene di avere in casa un leader forse ingombrante, ma certamente riconosciuto, tanto da essere, negli ultimi 22 anni, il primo straniero ad essere nominato capitano giallorosso. Quanto basta perché le sue parole siano prese sul serio quando dice: "È un peccato per un club come la Roma non aver vinto nulla in questi anni. Spero che questo possa cambiare, perché questo club merita di vincere trofei. Dobbiamo fare questo ultimo passo: conquistare trofei. Sono rimasto perché voglio farlo".

Sì, è solo questa la scintilla che manca perché scatti l’amore vero. Adesso tocca a lui, tocca a Edin. Tocca alla Roma.