Dzeko guarda Doumbia e Destro. Sabatini deve stringere col City

Il centravanti bosniaco è rimasto in panchina per tutta la durata dell’amichevole tra il City e la Roma. Pellegrini gli ha preferito come terminale offensivo prima l’atteso Sterling, poi l’interessantissimo Iheanacho ed infine Unal

di Redazione, @forzaroma

Si sono abbracciati prima della partita e dopo, senza potersi invece incrociare in campo. Già, perché se Pjanic in 64 minuti ha regalato colpi, assist e un gol da applausi (sassata di destro da 25 metri), il suo amico Dzeko la partita se l’è vista tutta dalla panchina, fianco a fianco con Jovetic. Gli era già successo sabato con il Melbourne Heart, ieri ha fatto il bis. Ma nulla di strano, quando in ballo ci sono tanti milioni di euro e una trattativa ben avviata, ci sta che il giocatore venga «preservato». «Ho parlato con Edin della Roma, il club gli piace — dice Pjanic — Ci aiuterebbe tantissimo, vedremo cosa succederà nei prossimi giorni».

 
EDIN SPETTATORE – Certo, davanti c’era la Roma, la squadra con cui da un bel po’ Dzeko ha trovato un’intesa per il futuro (quadriennale a 4,5 milioni di euro più bonus) e magari ci avrebbe tenuto a giocarla questa gara. Ed invece Pellegrini gli ha preferito come terminale offensivo prima l’atteso Sterling (sgusciante in mille occasioni, al di là del gol dell’1-0), poi l’interessantissimo Iheanacho ed infine Unal. «Non parlo di Dzeko, come di nessun giocatore su cui ci sono voci di mercato», ha detto il tecnico del City. Praticamente la conferma di una trattativa in attesa della fumata bianca. Già, perché il problema è qui, quei 10 milioni tra offerta e domanda (18 contro 28) che il d.s. Sabatini conta di abbassare con il passare del tempo. Il problema, però, è se in questo lento scorrere del tempo qualcuno deciderà di infilarsi nella trattativa, approfittando dei temporeggiamenti giallorossi. L’Arsenal, per esempio, che ha solo Giroud nel ruolo.

 

IMPORTANZA TATTICA – Che poi la Roma abbia un bisogno disperato di un centravanti che segni lo si è visto anche ieri. Totti ha provato a regalare fantasia all’attacco, ma inevitabilmente è un altro tipo di giocatore. Le prestazioni di Destro e Doumbia, poi, hanno invece sottolineato come l’attacco della Roma manchi di un vero riferimento offensivo, di quelli che fanno la differenza non solo con i gol (pennellata di Ljajic su punizione per il 2-2) e la qualità, ma anche con la prestanza fisica. Già, perché prendere Dzeko per la Roma vorrebbe dire portare a casa un uomo capace di far giocare bene anche chi gli gira intorno. Perché la punta bosniaca sa fa salire la squadra e farla respirare nei momenti di difficoltà e di pressione avversaria, uno che sa giocare bene di sponda, sa mandare dentro la seconda punta come dialogare bene nello stretto con l’esterno d’attacco. Tutte cose che a Rudi Garcia attualmente mancano da matti e che Destro e Doumbia — per motivi diversi — non sono in grado di garantirgli. Ed allora che Sabatini si sbrighi a chiudere, prima che qualcun altro piombi davvero su Dzeko.

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