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Gasperini aveva studiato una partita diversa rispetto a quella dell'andata. In costruzione Cristante si abbassava tanto, mentre a turno i braccetti (più Hermoso di Mancini) si alzavano stringendo dentro al campo. Pisilli guizzava sulla trequarti costringendo Pobega a dargli più di un'occhiata mentre Wesley ed El Shaarawy si alternavano in spinta. Da qualche settimana, scrive Giova Battista Olivero, la Roma concede tanto e non crea abbastanza. Si avverte una certa confusione e la difficoltà a innescare Malen, che si arrangia sempre benissimo ma raramente ha il sostegno dei compagni. Le assenze di Dybala e Soulé pesano, come gli errori in fase difensiva: clamorosa la dormita di Cristante e Ndicka che consente a Castro, assistito da Rowe, di tuonare sotto la traversa dando al Bologna un doppio vantaggio, che appare rassi-curante. La Roma, infatti, sembra distrutta nel fisico, nel morale e perfino nelle intenzioni. Gasperini passa al 3-4-1-2, ma la rimonta è legata più a una reazione di nervi che a una crescita genera-le. Il Bologna si spaventa, sente la stanchezza nonostante i cambi e concede il pari su un rinvio di Svilar: sponda di Cristante, cross di Vaz, stop e sinistro preciso di Pellegrini. Ingenuità che si ripetono in una stagione piena di alti e bassi, anche all'interno della stessa gara. Fa festa il Bologna ed è giusto così.
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