Decreto Alfano «Violenti da stadio Li tratteremo come i mafiosi»

Allo studio anche il divieto di trasferte “Non sarà un divieto generalizzato, si procederà caso per caso”

di finconsadmin

A 46 giorni dalla morte di Ciro Esposito, oggi pomeriggio il Consiglio dei ministri approverà il nuovo decreto antiviolenza per stadi e dintorni. Il ministro Angelino Alfano è soddisfatto, si capisce che il lavoro di stesura non è stato semplicissimo. «Da domani mettiamo alla prova queste norme. L’obiettivo è chiaro: fuori i violenti dagli stadi, restituiti alle famiglie». 

 


Il daspo è ancora una volta il cardine della strategia repressiva e preventiva. 
«Abbiamo scelto la linea dura per i recidivi, per cui è previsto il divieto di stadio dai cinque agli otto anni. E scatteranno i provvedimenti anche in caso di esposizione di striscioni violenti e di istigazione all’odio, e di atti che avvengono fuori dallo stadio. Poi c’è il daspo di gruppo»

 


Ma se io resto sul pullman e i miei compagni di viaggio sfasciano un autogrill…
«Le responsabilità andranno poi valutate sul piano personale». 

 


L’istituto del daspo però è stato messo in crisi da alcune recenti sentenze. Sarà inattaccabile?
«Noi riteniamo di sì. Tantevvero che anche la Giurisprudenza fornisce suggerimenti ai Questori affinché motivino meglio i loro provvedimenti da renderli difficilmente attaccabili in sede giurisdizionale». 

 



«Vogliamo che i violenti non si avvicino neanche allo stadio». 

 


Basterà il Questore o ci vorrà il magistrato per disporlo?
«Rientra fra i poteri del Questore». 

 


Nel Decreto non c’è lo scioglimento dei gruppi ultrà. Non volete penalizzare tutto quel mondo, ma come fare perché il sopravvento non lo prendano sempre i violenti?
«Il rigore delle sanzioni nei confronti di coloro che commettano atti di violenza può arrivare alla misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale, misura fino a oggi prevista per i criminali più pericolosi, che appartengano ad associazione mafiose e non. E il rischio di vedersi impedite le trasferte per due anni dovrebbe ridurre i comportamenti violenti e vessatori». 

 


Il ministro dell’Interno potrà vietare le trasferte.
«Non sarà un divieto generalizzato, si procederà caso per caso». 

 


Il provvedimento riguarderà uno stadio o una tifoseria?
«Una o più tifoserie». 

 


Purtroppo viene subito in mente la morte di Ciro Esposito e il rischio che a violenza si aggiunga violenza nonostante i coraggiosi appelli della famiglia. Dei segnali preoccupanti ci sono stati.
«La situazione è tenuta sotto controllo, inoltre il messaggio della mamma di Ciro e la serenità che l’attività investigativa ci deve dare, lascia ben sperare». 

 


Ma come fare perché Napoli-Roma o Roma-Napoli non siano le partite del coprifuoco?
«Da un lato sarà molto probabile che gli organismi preposti decidano che queste partite si svolgano con il divieto delle trasferte della tifoseria avversaria. Poi confidiamo nella prevenzione che le società esercitano nelle relazioni con le tifoserie». 

 


Intanto avete ampliato la flagranza differita.
«É prevista per gli autori di manifestazioni esteriori di discriminazione razziale. Striscioni, emblemi, simboli» 

 


L’istigazione comprende anche la famosa discriminazione territoriale che tanto fece discutere per le decisioni della giustizia sportiva?
«No, l’istigazione scatta quando incita alla violenza o alla discriminazione razziale». 

 


Ministro, a guidare il calcio nella lotta al razzismo ci potrebbe essere però Carlo Tavecchio, che ha pronunciato l’assurda frase su stranieri e banane. 
«Vedo troppi interessi in campo perché io possa, nella mia posizione governativa, esprimere un qualcosa che non venga male interpretato. L’autonomia dello sport è un valore imprescindibile e a questo rispetto ci dobbiamo attenere». 

 


Mancano nel Decreto alcuni temi: settorializzazione degli stadi, formazione degli steward, ticket elettronico.
«Sono cose che rientrano nelle conclusioni della task force e fanno già parte delle determinazioni adottate con le società e le istituzioni sportive». 

 


Ora che cosa chiede al calcio italiano?
«Di dare un calcio alla violenza. Attraverso ogni sforzo possibile per cacciare i violenti dagli stadi, restituendoli alle famiglie e ai bambini». 

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