rassegna stampa

De Rossi, la Roma ritrova il suo barometro per la Champions

Il capitano regista nel 4-3-3 o mediano nel 4-2-3-1. Con Spalletti, dieci anni fa, eliminò così il Real Madrid

Redazione

L’uomo dei due moduli è pure l’uomo che protegge di più la difesa. Ma è anche l’uomo che ha commesso "quella sciocchezza che a Genova ci è costata due punti". Daniele De Rossi, croce (poca) e delizia della Roma: è vero che lo schiaffo a Lapadula a Marassi ha impedito alla squadra di portare a casa una vittoria che sembrava pressoché certa e ha dato il via al periodo nero dei giallorossi durato due mesi, ma è vero pure che la sua assenza in campo si è fatta sentire partita dopo partita, scrive Chiara Zucchelli su "La Gazzetta dello Sport".

Contro il Benevento è tornato in campo dopo un mese e mezzo giocando una manciata di minuti. La Roma ha bisogno di lui, in campionato come in Champions. E se alla Dacia Arena potrebbe ancora riposare (torneranno Nainggolan e Pellegrini), nelle tre partite contro lo Shakhtar e poi contro Milan e Napoli il posto da regista sarà suo. Da vedere con quale modulo: De Rossi può essere il vertice basso del 4-3-3, oppure può agire da mediano nel 4-2-3-1, ruolo che spesso gli ha regalato alcune tra le soddisfazioni migliori della sua carriera.

Era il febbraio del 2008 quando la Roma di Spalletti all’Olimpico affrontava il Real Madrid (che poi eliminerà vincendo al Bernabeu a marzo) con Daniele e Pizarro in mediana; dieci anni dopo per De Rossi, se Di Francesco confermerà i tre trequartisti dietro Dzeko, sarebbe un ritorno al passato, anche se dieci stagioni in più sulle spalle inevitabilmente si fanno sentire. E si fa sentire anche il polpaccio sinistro, che ormai da un paio d’anni non gli dà tregua. Daniele sa che deve gestirsi, ma la Roma ha bisogno di lui. Quando c’è lui la squadra subisce quasi la metà dei gol (la media passa da 1.1 a 0.6) e i compagni, soprattutto quelli della difesa, si sentono più sicuri. In estate la Roma tornerà sul mercato, il dopo De Rossi inizia a diventare qualcosa di concreto, ma a dieci anni dall’ultimo trofeo, prima di dire basta e salutare tutti Daniele vuole provare ancora a vincere.