Dal nuovo San Siro all’idea Flaminio: gli stadi cambiano tra veti e progetti

Sei società si muovono: Milan e Inter aspettano l’ultimo sì del Comune, Fiorentina e Roma in bilico sul Franchi e Tor di Valle. Cagliari e Bologna avanti tutta

di Redazione, @forzaroma

L’Italia è all’ultimo stadio? Forse è un’immagine troppo pessimistica, ma la Serie A se si parla di impianti indossa la maglia nera dell’Europa che conta, scrive Carlo Angioni su La Gazzetta dello Sport. Oggi soltanto Juventus, Atalanta, Udinese e Sassuolo hanno uno stadio di proprietà: troppo poco, visto che tra Bundesliga, Liga e Premier in media ben oltre il 50% dei club ha una casa completamente sua. L’ultimo report della Figc dice che i nostri stadi hanno una media di 56 anni di vita e si riempivano, in epoca pre Covid, al 63% della capienza totale. Ecco perché si deve fare meglio in tutte e due le voci: sperando che gli spettatori possano tornare al più presto, bisogna muoversi in fretta.

La Roma, che vede il traguardo politico – dopo 8 anni – per il progetto Tor di Valle, potrebbe cambiare idea. Ai Friedkin non interessa il business park e i 55.000 spettatori del progetto di oggi sembrano troppi. Al di là dei possibili intoppi in Comune (Raggi senza maggioranza sul voto), la proprietà Usa cerca le alternative. Magari modificando il progetto Tor di Valle e tagliando i 900 milioni di investimenti, o prendendo in concessione l’area del Flaminio per 99 anni. In piedi anche le soluzioni Fiumicino e Tor Vergata. Insomma, il futuro è ancora in bilico: toccherà al nuovo dirigente Stefano Scalera, da gennaio, lavorare su tutti i vari dossier.

 

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