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Mancano i giocatori, ci sono poche rotazioni e tanti infortunati. Ma ci sono poi anche quelli che hanno le ruote sgonfie, che girano a bassi ritmi rispetto a prima forse anche perché la stanchezza di una stagione giocata sempre a mille sta iniziando a presentare il conto, scrive Andrea Pugliese su La Gazzetta dello Sport. Sono alcuni di quelli che Gian Piero Gasperini ha chiamato spesso "gli highlanders", quelli che dall'inizio non hanno mai mollato un centimetro. Ecco, nella crisi attuale della Roma pesa anche il loro scadimento di forma, il fatto che non rendano più così bene come in precedenza. Uno su tutti, Manu Koné, che sembra un giocatore assai diverso da quello fondamentale di inizio stagione. Ma poi anche Mancini, e Cristante, per alcuni versi anche Svilar. E poi Pellegrini, Celik e Hermoso (che però rientra da un infortunio). Insomma, tanti giocatori fondamentali che hanno tirato a lungo la carretta ma che ora sembrano essere in sofferenza. È evidente come la situazione più eclatante in questo momento sia quella legata a Manu Koné, che anche a Como ha fatto degli errori che non gli appartengono. Il francese è tra quelli che ha giocato più di tutti, complessivamente 2.581 minuti tra campionato e coppe. Più di lui tra i giocatori di movimento solo Mancini (2.998), Celik (2.880), Cristante (2.841), Ndicka (2.693) e Wesley (2.629). Tra questi Celik, che nell'ultimo mese sembra essere tornato quello confusionario e pasticcione che si è visto a Roma fino all'arrivo di Ranieri, nella scorsa stagione. Il turco è anche alle prese con un affaticamento muscolare che sembra però aver già smaltito.
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