Cuore Zaniolo, lacrime e sogni: “Volevo mollare, ora inseguo il Mondiale”

Cuore Zaniolo, lacrime e sogni: “Volevo mollare, ora inseguo il Mondiale”

Il gioiellino della Roma: “Non giocavo neppure nella Primavera dell’Entella, ma papà mi convinse a credere in me”

di Redazione, @forzaroma

I sogni di un bambino che sta diventando uomo. Nicolò Zaniolo si racconta al sito della Roma e non tralascia nulla. I primi anni di Genoa, poi la Fiorentina e l’esclusione. La primavera con la Virtus Entella e quei minuti di gioco che non arrivano. Infine il Benevento e l’esordio tra i professionisti. Il resto lo conosciamo bene.

“Avevo 3-4 anni, non ero ancora iscritto a una scuola calcio, ma appena vedevo una cosa per strada la prendevo a calci. Poi ho iniziato a vedere mio padre Igor che giocava e lì è nata la passione. Mi emozionavo quando lui segnava un gol”.

Ma come riporta Cecchini della Gazzetta dello Sport, il sogno è stato vicino al tramonto anticipato. Nelle giovanili non ho avuto certezze, anzi: più delusioni. Non c’è un momento in cui ho pensato “ce la faccio”. Ho iniziato al Genoa e poi sono andato alla Fiorentina, partendo con gli Esordienti, poi gli Allievi e quindi la Primavera. Poi mi hanno comunicato che non c’era posto per me. . È stata una doccia fredda e ho pianto una settimana intera. Poi mi sono rimboccato le maniche, sono andato all’Entella, ma in Primavera non giocavo, dovevo ancora ambientarmi, così mi ritrovai nel bar di mio padre a La Spezia, che piangevo. Gli dissi: “Se non riesco a giocare qui, forse devo fare qualcos’altro nella vita”. E lui mi rispose: “Fai l’ultima settimana a mille, fatta bene, senza pensare”». L’ho fatta e da lì non sono più uscito». Infine a Benevento, un giorno prima del compleanno di mio padre, è arrivato l’esordio. È stata un’emozione incredibile. Non ci credevo: era passato meno di un anno dallo scarto della Fiorentina e stavo esordendo tra i professionisti”.

L’11 Marzo 2017 Nicolò Zaniolo esordisce con il Virtus Entella, alla venera età di 17 anni. Il 19 Settembre 2018 fa il suo esordio con la Roma, ma al Santiago Bernabeu. Sono passati 18 mesi, un anno e mezzo. Forse troppo per un ragazzo di questa età, non per lui. “Di Francesco fece la riunione tecnica alle 11. Non annunciò la formazione, ma mi disse che voleva parlarmi alla fine. Lì mi comunicò che avrei giocato, mi chiese se ero pronto. Io gli ho detto di sì, ma invece di riposare, sono stato in camera a guardare il soffitto. De Rossi poi è venuto a dirmi di stare tranquillo e di giocare come sapevo, a due tocchi. Anche Totti è venuto a dirmelo. In generale, mi vergogno ad andare a parlarci e per questo non gli ho mai chiesto niente direttamente, ma è sempre venuto lui a darmi dei consigli. Fare paragoni con lui è una forzatura. Sono onorato anche solo dell’accostamento, ma io ancora non ho fatto niente”. E quando si parla troppo di lui, c’è il papà che lo rimette con i piedi per terra: “Lui mi ripete sempre, non montarti la testa. Ricordati come stavi quando la Fiorentina ti ha mandato via”.

Al giovane campioncino giallorosso sono bastati qualche mesi mese per capire l’atmosfera Roma: “Alla fine giocando in squadra con De Rossi e Florenzi, o vedendo a quello che ha fatto Totti, capisci quanto si può essere attaccati a questa squadra e a questi tifosi. Sarebbe un sogno fare le stesse cose”. E pensare che in agosto stava per andare in prestito. “Quando sono tornato dalla tournée ero il 9° centrocampista e l’idea di andare fuori a farsi le ossa c’era. La società ha creduto in me e anche Di Francesco”. E adesso, l’obiettivo azzurro: “Ho parlato con Daniele delle emozioni vissute con la vittoria del Mondiale. E mi è venuta la pelle d’oca. Un giorno, magari, spero di riuscirci anch’io”.

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