Culio e la doppietta nel 2008: “Una notte magica. La Roma ha provato ad acquistarmi”

L’argentino ricorda i due gol all’Olimpico e svela un retroscena di mercato

di Redazione, @forzaroma

Il 16 settembre del 2008 l’argentino Juan Culio gelò la Roma di Spalletti: “Prima partita del Cluj in Champions, moglie e figli in tribuna. Di fronte a me, nel tunnel, una squadra di fenomeni: Totti, Aquilani, Vucinic, ma vinciamo 2-1 con due gol miei“. Culio aveva 25 anni, oggi, scrive Francesco Pietrella su “La Gazzetta dello Sport”, ne ha 37 e gioca nel Quilmes in Argentina. Dopo tre anni al Cluj – sommati ai quattro dal 2007 al 2011 – è tornato a casa. E stasera il suo vecchio club cercherà di fare un’altra impresa in Europa League.

Il Cluj sorprenderà ancora?
Sì. L’anno scorso abbiamo battuto la Lazio e stavamo per far fuori il Siviglia. La forza è sempre stata la difesa, ma ci saranno diverse assenze. Nella Roma temo Pedro. Il Cluj è una squadra compatta, tosta, ambiziosa. Omrani e Rondon sono i goleador, il primo ha segnato ai biancocelesti l’anno scorso. Petrescu è un tecnico molto zemaniano. Spero non si dimetta.

Quella notte in una foto?
Cicinho e Baptista che a fine partita mi hanno fatto i complimenti. Il nostro allenatore era italiano. Maurizio Trombetta. Se avessimo almeno pareggiato ci avrebbe pagato una cena, alla fine ne offri un paio.

Quella doppietta le ha cambiato la vita, vero?
Un argentino diventato leggenda in Romania, chi l’avrebbe detto? E’ il club della mia vita. Sono il miglior marcatore e quello che vinto più trofei. Si può dire che sono il Totti di Cluj! Ho giocato pure con De Zerbi, a cena parlava sempre di schemi e tattiche. Dopo 12 anni, comunque, ringrazio ancora quella notte incredibile. Scrissi il nome di Juan Culio nella geografia del calcio.

E anche del mercato.
Esatto. Dopo quella doppietta la Roma cercò di portarmi all’Olimpico. Io insieme a Totti, capisce? Che sogno. Era fatta, ma non avevo ancora il passaporto comunitario e la Roma non riuscì a liberare un posto. Sfumò tutto all’ultimo, chissà come sarebbe andata.

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