Conte dalla A alla Z. E’ Zeman il nemico più «agghiacciande»

L’alfatebo speciale per raccontare un po’ chi è il nuovo Ct della nazionale.

di finconsadmin

Tutto Conte lettera per lettera, dalla A alla Z, senza passare per la K, la W e la X. Ecco l’alfabeto del nuovo commissario tecnico dell’Italia. 


A come «agghiacciande». Vinovo, 23 agosto 2012: Conte, squalificato per omessa denuncia nel quadro dell’ennesimo calcioscommesse all’italiana, va all’attacco in conferenza stampa. Questo il passaggio che passa alla storia: «Agghiacciante quello che dicono». La pronuncia è un po’ nasale e un po’ salentina. Agghiacciante sembra «agghiacciande». Su twitter ne fanno un hashtag, Maurizio Crozza ci campa a lungo in tv con una delle sue straordinarie imitazioni. 

 

B come Balotelli. Per SuperMario si annunciano tempi duri. Conte non è comprensivo come Prandelli, usa il bastone e non sa che cosa sia la carota. Balo avrà una possibilità, perché volenti o nolenti resta il più forte giocatore giovane del nostro mazzo, e dovrà farla fruttare. Se andrà male, non ci sarà una seconda volta. 

 

C come Cosimino. Così si chiama il papà di Conte, un tempo noleggiatore di automobili a Lecce, in via Palmieri, e oggi pensionato. La mamma Ada faceva la sarta ed era specializzata in abiti da sposa. Una coppia unita e riservata. 

 

D come duttilità. Agli inizi della sua carriera di allenatore era un integralista del 4-4-2 tendenza 4-2-4. Arrivato alla Juve, capì che Pirlo aveva bisogno di due interni ai suoi fianchi e virò sul 3-5-2, senza sensi di colpa. L’allenatore saggio adatta il suo gioco ai giocatori che ha. 

 


E come Europa. Da tecnico è il suo tallone di Achille, sulla panchina della Juve non ha vinto nulla fuori dai confini nazionali. Bruciante l’eliminazione dall’ultima Champions, contro il Galatasaray. Si rifarà alla grande se nel 2016 metterà le mani sull’Europeo, che l’Italia non vince dal 1968, un’eternità.

 

 
F come fratelli. Ne ha due. Uno si chiama Gianluca ed è il suo osservatore di fiducia, quello che va a vedere gli avversari. Una volta giocava, «centrocampista coi piedi più buoni dei miei» (così ama ripetere Conte). L’altro è Daniele: ex promotore finanziario, oggi cura gli One Apple, i due «concept bar» dei «Conte brothers», uno a Torino e l’altro a Montecarlo. 

 

G come giocatore. Giovanni Trapattoni volle Conte alla Juve nel ‘91 e di recente ha così descritto il Conte centrocampista: «Era duttile e intelligente. Una forza della natura nella fase difensiva e in quella offensiva. Non è un caso che sia diventato allenatore. Giocando in mezzo capisci meglio le dinamiche». 

 


H come hotel. Ogni tanto Conte ama «fuggire» con la famiglia per rilassarsi. Tra le mete preferite un relais a cinque stelle nelle Langhe, in Piemonte. 

 


I come intensità. Voluto da Trapattoni, molto apprezzato da Sacchi. Dal vate di Fusignano il neo c.t. ha appreso il fondamentale valore dell’intensità. Conte come Sacchi non ammette pause, né in partita né in allenamento. Sempre intensi. 

 

J come Juventus e Juventina. La Juventina è stata la prima squadra della sua vita. Il papà era il presidente tuttofare e «cedette» il figlio e Morello al Lecce per una sacca di palloni. La Juve venne poi, di conseguenza. 

 

L come Lecce. La sua città non lo ama più, perché una volta da giocatore della Juve esultò per un gol al Lecce e perché da allenatore del Bari battè lo stesso Lecce. Nel 2008, mentre era in vacanza nel Salento, dei tifosi-delinquenti tentarono di colpirlo con delle mazze. 

 

M come Montali. Gian Paolo Montali, ex c.t. della Nazionale di pallavolo, ha scritto «Scoiattoli e tacchini», uno dei libri preferiti da Conte, testo che spiega come gestire un gruppo di atleti professionisti. 

 

N come Nazionale. Da giocatore ha messo assieme 20 presenze e 2 gol nella Nazionale maggiore. Ha partecipato al Mondiale del ‘94 e all’Europeo del 2000: due secondi posti… Francia 2016 sarà l’occasione per migliorarsi. 

 

O come Oronzo. Piazza Sant’Oronzo è il cuore di Lecce e Oronzo Canà, l’allenatore nel pallone interpretato da Lino Banfi, è uno dei personaggi preferiti da Conte. In un’intervista alle Iene, ha ironizzato così: «Lino Banfi mi ispira, “porca puttena”…». 

 

P come parrucchino. Sempre alle Iene, Conte ha spiegato di non portare il parrucchino: «E’ tutta roba mia. Diecimila dollari e ti passa la paura. C’è chi si rifà i seni…». Auto-trapianto? 

 

Q come quadri. Sono tanti gli Antonio Conte in Italia e uno degli omonimi del nuovo c.t. è un pittore che ha appena esposto suoi quadri alla Triennale di arti visive a Roma. 

 

R come record. L’ultima Juve di Conte in Serie A ha frantumato primati: 102 punti e 19 vittorie su 19 gare allo Stadium. 

 

S come scudetti. Da giocatore ne ha vinti cinque, da allenatore tre. Totale otto, tutti alla Juve. Una scorpacciata. Conte re d’Italia. 

 


T come Torino. La sua città d’adozione. Vi arrivò nell’autunno del 1991, voluto da Giampiero Boniperti e Trapattoni. A Torino ha incontrato la donna della sua vita, Elisabetta Muscarello, sposata un anno fa. «Ci conosciamo da anni – ha raccontato la signora Conte -. Quando arrivò a Torino prese casa vicino a quella di mio padre. Io all’epoca avevo 15 anni e lui 21. Direi il classico vicino di casa mai considerato. Poi ci siamo rivisti e da una semplice amicizia è nata la nostra storia d’amore». 

 

U come Università. Conte nel 2008 si è laureato in Scienze Motorie all’Università di Foggia, con una tesi sul ruolo dell’allenatore nello sport. 

 

V come Vittoria. Con la V maiuscola, perché è il nome della figlia. Vittorie sul campo e Vittoria in famiglia. Così, per non perdere l’abitudine. 

 

Z come Zeman. Il grande nemico, anche se una decina di anni fa Pantaleo Corvino era quasi riuscito a portare Conte nel Lecce di Zeman: i tifosi si opposero e l’affare sfumò. Divisi per l’eternità dalle polemiche sul doping. «Il Voltaren va dato ai malati e non alle persone sane», mandò a dire una volta il Boemo a Conte. 

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