Commisso e Pallotta, presidenti in testacoda

Commisso e Pallotta, presidenti in testacoda

I due presidenti hanno in comune varie cose, tra cui la lotta al razzismo e la volontà di costruire uno stadio di proprietà

di Redazione, @forzaroma

Rocco Commisso e James Pallotta, presidenti venuti dall’altra parte dell’Oceano per far innamorare Fiorentina e Roma, arrivano alla loro prima sfida con un seguito popolare completamente diverso. Come si legge su ‘La Gazzetta dello Sport’, il numero uno viola, a dispetto dei risultati della squadra, gode dell’affetto dei tifosi che vengono ricambiati con il sincero: “Chiamatemi Rocco”, come se così si potessero annullare le distanze siderali che ci sono con uno degli uomini più ricchi degli Stati Uniti, a cui era stata offerta anche la stessa Roma. A Commisso le distanze non piacciono, visto che in sei mesi è già stato quattro volte a Firenze e sta per comprarvi casa. Tutto il contrario di Pallotta, che ormai manca da Roma da 555 giorni. Commisso è italiano vero, cresciuto con pane e calcio, mentre Pallotta, nelle pur chiare ascendenze italiane non ha trovato l’amore per la palla che rotola nel verde, come ha ammesso in una recente intervista: “Pensavo che il calcio fosse il peggiore nella storia degli sport. Prima di acquistare la Roma non mi piaceva e non lo capivo. Poi è diventato il mio sport preferito, insieme al basket“. Commisso è entrato nella Fiorentina con l’aria da Pinocchio nel Paese dei Balocchi e così Firenze gli ha “perdonato” anche il tifo giovanile per la Juventus. Pallotta non ha peccati da farsi perdonare ma solo l’amore tiepido dell’uomo d’affari che, pur avendo fatto crescere la società, si tuffa  nella fontana di Piazza del Popolo dopo la vittoria sul Barcellona, ma vende i migliori senza vincere nulla, favorendo l’addio di Totti e De Rossi e guadagnandosi così l’antipatia eterna dello zoccolo duro del tifo. In comune, però, i due presidenti hanno diverse cose: ad esempio la lotta senza quartiere al razzismo e la voglia di uno stadio di proprietà anche se, su questo fronte, Commisso pare essersi mosso fin dall’inizio con più abilità nei meandri scoraggianti della burocrazia italica. In ogni caso, stasera non sarà un giudizio di valore sui due, ma solo una partita di calcio. Entrambi vedranno dall’America, lontano dal Franchi, eppure in fondo così vicini.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy