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La Gazzetta dello Sport

Allegri-Mourinho. Punture, gesti, premi: storia decennale di un amore mai nato

Getty Images

Nella loro lunga carriera i due allenatori non si sono mai amati e si sono anzi scambiati una frecciata dopo l'altra

Redazione

Max Allegri e José Mourinho hanno in comune il fascino dell’uomo di personalità, che va vento in faccia contro il mondo. Quando sono entrati in rotta di collisione, si sono scambiati punture, colpi, mezze bordate. Il più velenoso, sempre Allegri.Mou non ha mai amato Max ma a lungo lo ha guardato col distacco di chi si sente superiore. Lo scontro più evidente - spiega Luca Bianchin su 'La Gazzetta dello Sport' - risale agli anni in cui Mou era all’Inter e Max al Cagliari. Febbraio 2009: Mourinho definisce Allegri “buonista” e lui replica. Marzo: Mou parla di allenatori che non fanno la formazione e Max risponde duro: "Le sue dichiarazioni cadono nel patetico. Interessarsi degli altri allenatori è stato poco carino, è una mancanza di rispetto.". Un anno dopo, salgono i toni dello scontro. Allegri vince la Panchina d’oro, scelto dai colleghi nonostante lo scudetto vinto da Mourinho al suo primo anno di Inter: "Sono rimasto colpito quando mi hanno dato l’Oscar del calcio assegnato dai giocatori. Se i giocatori hanno votato me, gli allenatori possono votare un altro: mi sembra una cosa normale".

Nel 2010 Max&Mou finirono per scambiarsi frecciate a distanza, con Allegri che a Repubblica definisce l’altro noioso ("Quando parla in tv non l’ascolto. All’inizio è divertente, alla fine mi dà noia") e Mourinho che fa notare come poi, quella sera, era stato Max ad accettare l’invito di una tv. L’ultimo fuoco d’artificio nel 2011 quando Max, ancora lui, ci va pesantuccio in un’intervista a “Le Iene”: "Ogni tanto Mourinho è patetico, ripete sempre le stesse cose, diventa banale. È molto bravo ma dietro la sua arroganza nasconde insicurezze". Nella Champions 2018-19, Juve e United sono nello stesso gruppo. La Juve domina a Manchester e Mou, tra un complimento e l’altro a Bonucci-Chiellini, alza un “tre” con la mano verso la curva ospiti. Messaggio chiaro: voi tre stelle, io triplete. Al ritorno, a Torino, lo stadio gli risponde senza educazione e Mou prima incassa, poi reagisce e si mette una mano all’orecchio. Poi spiega: "Ho sbagliato, ma hanno insultato per 90’ me e la mia famiglia. Era solo un gesto per dire ‘non voglio sentirvi più’. Io non ho offeso, loro sì".