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La Gazzetta dello Sport

Allegri & Mou, elogio dell’essenziale. I gemelli diversi guidano Juve-Roma

Getty Images

Le bacheche sono imparagonabili, ma tatticamente, per spirito di gioco, sono sovrapponibili

Redazione

Nomen omen? Ma mica sempre, scrive Luigi Garlando su ù. Per esempio, oggi sembra molto più portato a murare gli avversari Allegri, mentre Mourinho galoppa allegramente verso la porta con i suoi attaccanti da corsa. Max, tornato alla Juve, l’ha ritrovata incapace di difendersi e di concentrarsi come prima. Ci ha messo settimane di lavoro e un sofferto inizio di campionato per rieducare la Signora. La notte di Juve-Chelsea, Allegri ha raccolto i primi frutti: i campioni d’Europa di Tuchel sono rimbalzati contro Bonucci e Chiellini come zanzare contro una finestra. Barricate e gol vincente di Chiesa. Un monumento all’umiltà, alla sofferenza e all’essenzialità. Mourinho invece, annunciato dal murale di Testaccio, è arrivato in Vespa per portare alla Roma una nuova Dolce Vita. Nelle prime sette giornate di campionato ha segnato 5 gol più della Juve e ha raccolto cifre offensive più virtuose: tiri in porta (Roma 34-Juve 34), palloni giocati nell’area avversaria (200-171), baricentro (52,3m-49,6m), possesso (55,2%-50,1%), percentuale realizzativa (13,2%-11,3%). E il pullman? Il 27 aprile 2014, giorno del famoso scivolone di Gerrard, che costò il titolo al Liverpool, il Chelsea di Mou, ormai fuori dai giochi, sbancò Anfield con un 4-5-1 che più ermetico non si può. I giornali inglesi scrissero che Mou aveva parcheggiato un pullman davanti alla porta. Come Allegri lo ha parcheggiato davanti a quella del Chelsea. Anche Mourinho, da interista, ha un 1-0 al Chelsea di cui essere fiero: 16 marzo 2010, ritorno degli ottavi di Champions. Anche quello fu un monumento all’umiltà, alla sofferenza e all’essenzialità. La partita perfetta di Josè, per organizzazione e applicazione, più ancora di quelle con Barcellona e Bayern Monaco, in finale. Segnò Etoo’o che Mou aveva ipnotizzato e plasmato in un faticatore di fascia, esattamente come Allegri ha fatto con Mandzukic. I punti di contatto zampillano. Le bacheche sono imparagonabili, quella dello juventino non contiene nulla di internazionale. Ma tatticamente, per spirito di gioco, sono sovrapponibili. Sono lo stesso mister, una cosa sola: lo Special Max. Mourinho va in Vespa semplicemente perché alla Roma non ha trovato il pullman. Non ha i Lucio e i Samuel che blindarono l’Inter del Triplete: miglior difesa del campionato e 17 clean sheet, Mancini e Ibanez qualche distrazione la concedono spesso. Ma soprattutto non ha trovato la mediana muscolare di lotta e governo che ha sempre caratterizzato le sue squadre. Nell’Urbe non ha trovato Thiago Motta, Cambiasso, Stankovic (Inter); né Herrera, Pogba, Matic (Manchester United); e neppure i muscoli di Moussa Sissoko (Tottenham). Al massimo Cristante e Veretout. E allora è montato sulla Vespa e ha cucinato la sola Roma possibile con gli ingredienti in dispensa. Ottima e abbondante la qualità offensiva, perciò ha impiattato una Roma da corsa, con il vento in faccia, che diventa bella quando Mkhitaryan e Zaniolo prendono velocità; quando la tecnica di Pellegrini si avvicina al talento puro di Abraham. I giallorossi, palla al piede, hanno corso un chilometro abbondante più dei bianconeri: 9.4-8.1. Mou ha spinto in avanti la squadra per necessità, più che per scelta, come fece nel Real Madrid 2012-13, costretto dai fenomeni galattici che aveva a disposizione: Di Maria, CR7, Benzema, Higuain, Kakà... Che Mourinho sia più a suo agio con un altro tipo di calcio, lo dimostrano i problemi di equilibrio che dimostra spesso la Roma, la vulnerabilità alle ripartenze (il Sassuolo, pur sconfitto, infierì)e la difficoltà di organizzare un sistema efficace di chiusure preventive. Questa sarà una chiave del match di Torino: attaccare senza pagare le sgommate di Chiesa.  Volete fare contenti Allegri e Mourinho? Regalate loro un Anguissa. Il sospetto è che lo Special Max sia un filo in ritardo sul calcio del futuro. Domenica si sdoppierà in due mister: ne vincerà uno solo.