Adesso rialzati e guida la Roma come sai fare tu

di Redazione, @forzaroma

(Gazzetta dello Sport – A. Pugliese) – I maligni dicono che dopo quella firma si sia seduto, quasi rilassato. Magari anche inconsciamente, senza rendersene neanche conto.

 

I non maligni, invece, sostengono che le sue prestazioni sono semplicemente calate di pari passo con quelle della squadra, che nel girone di ritorno è praticamente naufragata (20 soli punti in 16 gare). La verità, come sempre, probabilmente sta nel mezzo. Quel che c’è di certo, però, è che le prestazioni di Daniele De Rossi ante e post-firma (il rinnovo contrattuale fu annunciato da Baldini subito dopo la fine di Roma-Inter del 5 febbraio scorso) sono molto diverse tra di loro: granitico, cattivo (agonisticamente) e praticamente insostituibile prima; impreciso, incostante ed a volte disorientato poi.

I numeri, del resto, parlano chiaro. Nelle 19 partite della prima era (Daniele non ha giocato con Cesena, Bologna e Cagliari), quella del tormentone De Rossi, quando c’erano tanti dubbi sul suo futuro alla Roma e tutto il mondo (giallorosso) temeva un suo sì alle sirene milionarie europee (Real Madrid e Manchester City su tutte), Daniele volava: 6,24 di media-voto, una sola insufficienza (5,5 nell’1-1 casalingo con il Siena), ben 8 gare da leader assoluto (prendendo dal 7 in su). Ma anche 3 gol e 2 assist, una presenza fissa nel gioco della Roma (con 71,3 passaggi a partita). Nella seconda era, quella delle dieci partite (out nelle trasferte di Siena e Bergamo e sabato sera con il Napoli) giocate da De Rossi dopo l’attesa firma, la bilancia cambia diametralmente e pende dalla parte opposta: 5,70 di media-voto, quattro volte ampiamente sotto la sufficienza (i 5 con Novara, Lecce, Fiorentina e Juventus), un solo assist e una presenza molto meno «reale» nel gioco giallorosso, con 56,2 passaggi a partita. Questo, è ovvio dipende anche dal maggior utilizzo nell’ultima parte di stagione come difensore centrale.

Oggi Daniele (che ha avuto un piccolo incidente automobilistico ad Ostia, dove tra l’altro aveva ragione, ma senza nessuna conseguenza) si riprenderà la Roma, dopo aver saltato la sfida al Napoli per squalifica. «Daniele ha giocato da difensore centrale contro Juventus e Udinese, ma già con la Fiorentina è tornato a fare il suo ruolo che è poi quello di regista — ha detto ieri Luis Enrique — Oggi a Verona tornerà a giocare ancora lì, a centrocampo». E lì, da regista, Daniele deve davvero riprendersi la squadra, che ha un bisogno tremendo di lui. Ma del giocatore di inizio anno, quello che davanti alla difesa garantiva coperture adeguate a tutto il reparto, oltre che sobbarcarsi l’onere di impostare il gioco in fase di possesso palla. Quel De Rossi lì era davvero tanta roba, anche se in un ruolo che gioco forza lo tiene lontano dalla porta, riducendone così il suo (alto) potenziale offensivo (nella prima era, Daniele è andato al tiro 0,7 volte a gara, nella seconda appena 0,2 a match). La Roma, per rialzare la testa e provare a fare bottino pieno (9 punti tra Verona, Catania in casa e l’ultima gara in quel di Cesena) si affida a «Capitan Futuro». Che, a 28 anni, comincia ad essere anche un po’ obsoleto. Daniele, probabilmente, a quell’appellativo ci ha fatto oramai il callo e ci rinuncerebbe anche. A patto di veder finalmente la Roma tornare a volare. Per riuscirci, però, serve il Daniele da 6,24 e non da 5,70 a gara. Maligni (e non) a parte.

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