Addio, Maldera

di Redazione, @forzaroma

(Gazzetta dello Sport – G.Bovolenta) Aldo Maldera, detto Maldera Terzo, non c’è più. E’ morto ieri a Roma, era un grande terzino e faceva i gol. Con il Milan ha vinto lo scudetto della stella. San Siro cantava: «Rivera/Maldera/Italia rossonera». Aldo Maldera ha giocato anche in Nazionale (… e ha vinto uno scudetto con la Roma. Era buono, era un uomo dolce, quando parlava del papà, della mamma, dei suoi fratelli si commuoveva: «Eravamo in sette, una bellissima famiglia di meridionali. Ci siamo voluti sempre tanto bene».

Tre fratelli milanisti La famiglia Maldera arriva a Milano da Corato, Bari, all’inizio degli anni 50. Papà Antonio, mamma Antonia e due bambini, Gino e Attilio. Il papà trova subito un posto all’Ortomercato, poi prende una bancarella, poi mette su un negozio di frutta e verdura a Bresso e compera un motocarro. Antonio diceva sempre: «Vedrete che qui staremo bene, Milano è grande, a Milano c’è il lavoro». A Milano, in via Legnone, nasce Aldo e poi arrivano due sorelline, Antonietta e Rosa. Aldo e i suoi fratelli crescono nella metropoli operaia e sono tutti tifosi del Milan. Gino è disegnatore alla Breda e diventa giocatore, Maldera I, del Milan. Cinque anni in rossonero, vince una Coppa Campioni e un’Intercontinentale. In casa Maldera tutti lavorano, ma tutti pensano al calcio. Anche Attilio (Maldera II) fa un pò di giovanili rossonere, poi va in B: Cesena, Bari e Alessandria.

Il campo di Cusano Il terzo dei Maldera, Aldo, comincia nel Cusano Milanino, il paese di Giovanni Trapattoni, cioè un posto di calcio. Vuole diventare centravanti, lo mettono dietro a fare il difensore di sinistra. Fa niente, lui corre dove si può. Racconterà con simpatia e ironia i suoi primi tempi: «Andavo a Cusano tutti i giorni a piedi, di corsa. Bresso-Cusano, panini e un ghiacciolo. C’era anche Lele Oriali, diventato campione del mondo. Lì faceva tutto il signor Crippa. Antonio Crippa. Una domenica sono andato a bussare a casa sua: “Sciur Crippa, posso andare al campo?”. “Oggi? Ma sai che giorno è oggi?”. “Sì, signor Crippa, è domenica”. E lui molto serio: “No, di più. E’ Pasqua, Aldo. Il giorno di Pasqua. Non vorrai mica che ti apra il campo? Dai, và a spasso…”. Invece apriva e raccontava storie di giocatori e di provini e di viaggi. Una volta portò in prova un ragazzo al Torino. E questo ragazzo aveva le gambe magre e bianche. Pioveva, quel giorno, c’erano pozzanghere dappertutto. Lui allora prese del fango e lo spalmò sulle gambe bianche per dare un tono di vissuto. “Vedrai che ti prendono”. “Lo presero, signor Crippa?”. “Certo che lo presero“».

Il motocarro Guzzi Aldo ha delle belle, lunghe gambe. Corre un pò sgraziato. «Un cavallone», dirà il portiere Albertosi. Ma ha qualità, «produce calcio». Lo segue l’Inter, è quasi tutto pronto, ma il fratello Ginone fa saltare l’accordo e lo fa arrivare al Milan. «Ero l’ultimo della famiglia, non potevo fare deviazioni», dirà orgoglioso Aldo. Il papà fruttivendolo lo porta agli allenamenti con il motocarro Guzzi. Racconterà Aldo: «Faceva un rumore pazzesco, arrivavo rintronato. Pensavo: se divento giocatore e guadagno i soldi giusti, compro un camioncino o un’Ape nuova a mio padre».

La maglia di Rivera Diventa giocatore, fior di giocatore, generoso e leale. E’ il 1972 e Nereo Rocco lo fa esordire a Mantova. Maldera III ha 18 anni e quella domenica gioca al posto di Gianni Rivera, squalificato. El Paròn gli mostra la maglia numero dieci: «Mulo, la conosci questa?». Aldo, che è sempre stato molto timido, diventa tutto rosso. «Beh, insomma…». E Rocco, in triestino: «Ciò, varda ‘sto numero, xe bon, el porta ben». Porta benissimo. Racconterà Aldo: «La maglia di Rivera… Io quando sono arrivato a Milanello gli davo del lei. Lo chiamavo signor Rivera e lui mi diceva: “Senti, io sono Gianni”. E io: “Sì, signor Gianni”. Rivera rideva: “Puoi fare uno sforzo, puoi darmi del tu, siamo colleghi. O no? Tu dove giochi?”. Non ci riuscivo, mi si chiudeva la gola. Era Rivera. E’ difficile raccontare quello stato d’animo. Io sognavo di diventare calciatore, forse sognavo di entrare a San Siro. Ma mai di giocare con Rivera».

Terzino fluidificante Poi lui, ragazzo che ama i dolci e i libri gialli, lotta con Schnellinger per la fascia e gioca con il grande Rivera. Anzi, anche se è «solo un terzino», ma fluidificante, fa coppia con Rivera e diventa il primo di tutti i Maldera. Vince la stella, segna nove gol (…). Segna più del centravanti Chiodi perché «con Gianni era tutto facile. Io partivo e sapevo che la palla mi arrivava…». L’allenatore della stella è Liedholm, lo chiama alla Roma. Aldo segue il Milan nella prima B. Poi il Barone Nils lo chiama di nuovo e va, dopo dieci stagioni rossonere, a Roma a vincere ancora. Tre campionati, la Fiorentina e il ritiro a Fregene con la sua famiglia, le sue tre figlie. Lavora nel calcio, giovanili, dilettanti, una esperienza da allenatore in Grecia. Aveva solo 58 anni, i baffoni bianchi e stava bene. Poi ieri mattina un colpo al cuore. Ciao Aldone.

 

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