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La Gazzetta dello Sport

Abraham ritrovato, ma la difesa va a picco

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Roma, una vittoria nelle ultime 7 partite. Zanetti ha dato un’identità alla squadra. Quanti errori arbitrali

Redazione

Stadio Penzo, “mon amour”. Dopo la Fiorentina, un ottimo Venezia nella sua casa sull’acqua miete un’altra illustre vittima, che se l’acqua non ce l’ha alla gola, poco ci manca, scrive Fabio Bianchi su La Gazzetta dello Sport. Quando le cose vanno male, possono andare peggio. Il sunto delle legge di Murphy calza a pennello per la situazione della Roma, che abbandona rabbiosamente la zona Champions e entra ufficialmente in crisi. Il bilancio dell’ultimo periodo giallorosso è speciale, nel senso negativo. Una sola vittoria nelle ultime 7 partite tra campionato e coppe, ottenuta per di più contro l’ultima della fila, il Cagliari. Nemmeno stavolta è bastata un produzione industriale di conclusioni, ben 27, per avere ragione di una squadra che è costata molto meno del cartellino di Abraham. Che però nel suo piccolo ha una identità e una chiara consapevolezza dei limiti e dei pregi. E un allenatore che sul piano tattico non è inferiore a nessuno. Con le poche armi che ha sta stupendo e ora si trova in una posizione di classifica serena, difficile da immaginare fino a un mesetto fa. Di contro, la Roma non riesce a far fruttare il suo enorme potenziale, perché ce l’ha nonostante Mou abbia messo l’accento, anche, su una rosa corta. Bisogna essere onesti: alla Roma non ne va bene una. Ha ritrovato un grande Abraham. Ha reagito allo svantaggio subito all’alba della sfida da un altrettanto grande Caldara, tornato al gol dopo 4 anni (toh, lo fece alla Lazio). È andata all’intervallo in vantaggio dando a tutti l’impressione che nel secondo round sarebbe dilagata. Invece un altro rigore molto, molto dubbio ha rimesso il Venezia in carreggiata che poi ha meritato di andare a vincere la partita, cogliendo dopo il gol di Okereke anche due traverse e facendo fare un mezzo miracolo a Rui Patricio su una zuccata di Caldara. Davvero un momento strano per la Roma, che passa da fasi in cui sembra poter spaccare il mondo ad altri dove appare come una creatura fragile, pronta a sgretolarsi al primo soffio di vento contrario.