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A gol invertiti: Atalanta-Roma, tutto sottosopra. Dzeko a digiuno sfida super Zapata

LaPresse

l bosniaco a vuoto, Duvan in stato di grazia: passa dai loro piedi il match che sa di Champions

Redazione

È la sfida tra due giganti del gol, anche se poi vivono momenti paradossalmente contrapposti. Perché se uno pensa all’essenza del gol, gli viene in mente più Dzeko di Zapata. E invece, poi, vai a vedere la classifica marcatori e ti accorgi che Zapata è in vetta con 14 reti (di cui 13 nelle ultime 7 partite) e Dzeko arranca con appena due gol all’attivo. Molto di questa Atalanta-Roma - scrivono Andrea Pugliese e Francesco Fontana su "La Gazzetta dello Sport" - passerà da una sfida a distanza speciale e per alcuni versi inedita. Perché se Duvan segna sulla scia di una Dea che ha il miglior attacco della Serie A, Edin invece non riesce a stare al passo di una Roma che di gol ne fa 37. Dzeko, però, resta fondamentale per Di Francesco. "Questa settimana si è allenato molto bene, anche se gli mancano un po’ di minuti per entrare in condizione", dice il tecnico. "È normale che poi debba far gol, ma sono certo che tornerà presto a farli".

Zapata oggi è un killer che non perdona. Quello che Dzeko è sempre stato, una punta meravigliosa che, dall’alto in basso, guardò tutti nel 2016-2017 con 37 gol. Edin sa benissimo come si fa, nonostante sembra sia passata una vita: quest’anno un signore da 55 gol in 120 presenze in A con la Roma è ancora fermo a 2, e il blocco dura da oltre cento giorni. E dire che il capolavoro alla Van Basten nello 0-1 di Torino alla prima giornata fece pensare a tutt’altro campionato... Messa così, sembra tutto rivedibile, ma la realtà dice che c’è un girone di ritorno intero per chiudere in doppia cifra e mantenere la Roma nell’Europa che conta. In carriera, per il bosniaco, due reti contro la Dea. Oggi inseguirà il tris o, perché no, il poker. Di fronte una squadra che si smarca dal ruolo di "mina vagante" per la Champions. Il Gasp preferisce il low profile, ma siamo sicuri che con uno Zapata così sognare non diventi presto un obbligo?