Tutti parlano ma non c’era alternativa

Monchi, visti i problemi con il Fair Play Finanziario, per forza di cose ha dovuto trattare al prezzo più alto possibile la cessione di Salah

di Redazione, @forzaroma

Un Paese di allenatori e direttori sportivi. Non che all’estero funzioni in modo tanto diverso, ma la storia di Salah è un perfetto esempio di come le chiacchiere da bar in Italia diventino spesso “verità”. I fatti, in questo caso, sono documentati e chiarissimi. Tranne per chi non vuole capirli. La Roma, come tutte le società che partecipano alle competizioni Uefa, deve rispettare il discutibile regolamento del Fair Play finanziario, secondo il quale, in estrema sintesi, i club non possono spendere più di quanto ricavano. Siccome il club giallorosso in questi anni ha vissuto sempre al di sopra delle proprie possibilità finanziarie, con l’obiettivo di essere competitivo in anticipo rispetto a una crescita lenta, la scorsa stagione, con un bilancio privo degli introiti della Champions (la Roma era stata eliminata dal Porto ai preliminari), si è ritrovata a dover riequilibrare i suoi conti entro il 30 giugno 2017. Servivano plusvalenze da quasi 100 milioni di euro, non potevano bastare quindi le cessioni di Paredes e Rudiger (i programmi iniziali prevedevano la partenza di Manolas al posto del tedesco) e Monchi ha dovuto per forza di cose trattare al prezzo più alto possibile la vendita di Salah. Ovvero l’unico “sacrificio” in grado di coprire la cifra mancante, visto che l’altra offerta più sostanziosa era arrivata per Nainggolan dal Manchester United, ma di “soli” 28 milioni di euro più bonus. E allora si è ottenuto il massimo possibile dall’egiziano: 50milioni di euro bonus compresi pagati dal Liverpool, un prezzo assolutamente in linea coni valori di un mercato che solo qualche settimana dopo è stato sconvolto dall’affare Neymar. C’è un prima e un dopo quell’acquisto folle del Psg (222 milioni), peccato che la Roma non potesse sapere e aspettare. “Se non avessimo venduto Salah, non avremmo giocato la Champions” , ha spiegato Monchi. Cosa era peggio? Adesso è facile parlare. Molto di più dopo che il calcio, puntualissimo nel regalare diaboliche coincidenze, ha scritto una storia che fa male ai romanisti: Salah strapazza i suoi ex compagni e cancella quasi definitivamente il sogno di una finale di Champions. Poi tutto si può discutere, ma basandosi sempre sulla verità.

5 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

  1. dino.desposit_487 - 3 anni fa

    Finalmente un’analisi corretta dei fatti e non chiacchiere a vanvera!

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  2. fernandomattiacc_339 - 3 anni fa

    Monchi non centra nulla era già tutto pianificato, l’egiziano voleva l’Inghilterra.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  3. fernandomattiacc_339 - 3 anni fa

    Quest’anno avremmo vinto lo scudetto.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  4. Ettore - 3 anni fa

    Invece, c’era un’alternativa. Entro il 30 giugno servivano subito 40 mln o giu di li. Ma, osservo, già a luglio la società era disposta, e quindi nella disponibilità, di poter pagare una cifra analoga per Marhez. Un dirigente (Monchi) dovrebbe illustrare tutte le opzioni in questi casi, e tra queste c’è sicuramente l’anticipo per cassa alla società da parte del proprietario. Assurdo? Per come è gestita da almeno 7 anni, la risposta è SI. Affatto, se tieni un poco ai risultati sportivi ed alle strategie successive. Infatti, dopo neanche due mesi, la cifra anticipata sarebbe tornata nelle disponibilità personali del proprietario. Poi ci sono le “ingegnerie finanziarie” sui pagamenti etc. ma, per cortesia, la voglia di fare plusvalenza è e rimane il principale obiettivo e difetto di questo management. Come quanto compri una azione a 15$ e dopo 3 mesi ne vale 20$: i raider la vendono subito, a prescindere.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  5. encat - 3 anni fa

    si vabbè, ci manca solo che diamo la colpa a spalletti anche della cessione di salah e poi le ho sentite davvero tutte…

    Rispondi Mi piace Non mi piace

Recupera Password

accettazione privacy