“Nella Sud cani sciolti e accoltellatori”

Il comunicato degli Ultras della Roma. Solidarietà ai napoletani per Esposito Ammissioni choc su una Curva allo sbando

di finconsadmin

Un gesto distensivo e senza precedenti nel mondo degli ultras. I tifosi della Roma hanno emesso un lungo comunicato che pubblichiamo interamente per spiegare la loro reale posizione sull’assassinio di Ciro Esposito per il quale è indagato il tifoso giallorosso, Daniele De Santis. In sostanza la curva romanista – che, da ieri, accoglie di nuovo al suo interno anche la «frangia» emigrata in Nord – prende le distanze dal vile episodio e dal consegnente scambio di messaggi d’odio con i «colleghi» napoletani. Ammette che all’interno della Curva esistono i cosiddetti «cani sciolti», autori di gesti isolati come le famose «puncicate» intorno allo stadio Olimpico ai tifosi avversari. O, ad esempio, la difesa a spada tratta di De Santis con gli striscioni esposti allo stadio che hanno ulteriormente avvelenato il clima in vista dell’inizio della stagione. Ora resta da valutare la reazione degli ultras napoletani e da verificare l’effettiva compattezza della Curva romanista.

Assurde leggi liberticide, mitomani da tastiera, spirali di violenza fomentate dai soliti burattinai. È arrivato il momento, per noi ultras della Roma, di fissare un punto zero e ricominciare. È arrivato il momento di ammettere le proprie responsabilità e impegnarsi verso un nuovo corso.

Noi siamo soliti scrivere per spiegare pubblicamente le nostre posizioni, ma tutti gli avvenimenti che sono succeduti alla morte di Ciro Esposito impongono una riflessione approfondita sul nostro modo di vivere ultras, soprattutto per la crescita delle nuove generazioni che riempiranno le curve nei prossimi anni.

1) Finale di Coppa Italia

La morte di Ciro Esposito è per noi una tragedia abnorme, che però, per come è avvenuta, esula dal mondo ultras. È una vicenda disgraziata e dolorosa che ha distrutto la vita di due famiglie, portando alla morte assurda di un giovane e alla quasi sicura amputazione della gamba di un altro. Si sono oltrepassate, di molto, le regole di ingaggio tipico dello scontro tra tifoserie.

Ci è stata mossa una critica per non aver inviato una delegazione ufficiale ai funerali: alcuni hanno detto che non ci siamo presentati per paura, altri invece che non lo abbiamo fatto come gesto di sfida e disprezzo nei confronti dei tifosi partenopei. Né l’una né l’altra cosa spiegano le nostre scelte.

Abbiamo, infatti, pensato che una presenza ufficiale avrebbe potuto creare tensioni in un giorno che doveva unicamente essere dedicato al ricordo di un ragazzo tragicamente scomparso. Avevamo il timore che la nostra presenza potesse essere strumentalizzata dai soliti giornalisti che, già nei giorni precedenti i funerali, avevano scommesso sugli incidenti durante la celebrazione, fomentando un clima di tensione esasperato. Alcuni di noi erano presenti quel giorno in forma strettamente personale e, quando si sono spenti i riflettori, ci siamo rivolti direttamente alla famiglia Esposito, come nel nostro stile: senza proclami né pubblicazioni.

Siamo stati, poi, criticati per lo striscione di solidarietà a Daniele De Santis; la stampa lo ha dipinto come un atto di sfida. Niente di tutto ciò. È stato solo un gesto, fatto sicuramente nei modi e nei tempi sbagliati (di questo ci prendiamo le nostre responsabilità), per dare coraggio a un ragazzo che, allora come ora, si trova in un letto di ospedale.

2) Responsabilità

Se il governo vara leggi liberticide per nascondere il fallimento della tessera del tifoso, è soprattutto colpa di tutto il mondo ultras. Visto, però, che siamo soliti non parlare degli altri, diremo quali sono state le principali responsabilità degli ultras della Roma.

La Curva Sud non ha retto al ricambio generazionale. Abbiamo continuato a sopravvivere, tranne qualche breve periodo, adagiamoci sulle gesta dei ragazzi che, negli Anni ’70 e parte dei ’90, hanno reso la Sud una delle curve più ammirate, odiate e rispettate d’Italia dentro e fuori lo stadio. Questo rilassamento ha portato a un non controllo dei ragazzi più giovani che si sono avvicinati alla Curva; abbiamo permesso che improvvisati capitani di ventura si ergessero a leader, dettando comportamenti difformi da quello che è stato (e dovrà tornare a essere) il nostro stile.

È mancato un indirizzo univoco della Curva Sud nel suo insieme e questo ha portato a un’inevitabile libertà di comportamento delle nuove leve che, con le loro azioni, hanno gettato discredito sulla reputazione di una Curva intera.

Le «puncicate» date a ignari sessantenni e a studenti fuori sede, tanto per capirci, non sono assolutamente gesti ultras ma azioni vili che noi abbiamo la colpa di non aver arginato. Questa è sicuramente la nostra responsabilità principale; aver permesso che gesti vigliacchi, commessi da giovani cani sciolti senza controllo, caratterizzassero una intera curva. È mancata una regia di coordinamento delle azioni. Ne è riprova il fatto che, nel corso degli anni, abbiamo «regalato» al Sistema un pretesto per nuovi giri di vite nella repressione del fenomeno ultras.

Ogni volta che, prima di una partita «calda», la grancassa dei pennivendoli ha pompato per tutta la settimana il pericolo di incidenti tra opposte tifoserie, noi ci siamo caduti in pieno. La nostra mancanza di coordinamento ha avuto, come risultato, che succedesse proprio quello che stampa e governo si aspettavano, nei modi e nei tempi necessari per creare il problema sociale della presenza degli ultras negli stadi. Un problema da affrontare con energia e sbattere in prima pagina, magari per coprire qualche provvedimento impopolare da far passare sotto silenzio. La tessera del tifoso ha fallito? Anziché ammettere i propri errori il governo ha preferito varare nuove e assurde leggi liberticide. Chi gli ha dato il pretesto? Noi.

3) Social Network

L’ultras, per il suo modo di vivere il tifo, è naturalmente portato al silenzio. Le sparate in rete, con la conseguente accensione dei riflettori, non fanno assolutamente parte del suo vivere. Con la diffusione dei social network si è data a tutti la possibilità di diventare eroi da tastiera e di parlare a nome e per conto di altri, nel più perfetto anonimato. Chiunque sia stato anche solo una volta in Curva Sud, sul proprio profilo, si sente in diritto di scrivere assurdità che prezzolati giornalisti pubblicano come posizione di una tifoseria intera. Dietro a una tastiera può esserci un mitomane che allo stadio non è mai andato, come qualcuno che, ad arte, fomenta e alza i toni per raggiungere i propri obiettivi.

Noi, ultras della Roma, siamo soliti mettere la faccia in quello che facciamo, nel bene e nel male. Preferiamo un incontro «vecchie maniere» con le tifoserie avversarie piuttosto che dilungarci con insulti sul web. Per come viviamo il modo di seguire il calcio, è inconcepibile per noi divulgare foto, filmati e quant’altro possa agevolare il lavoro delle forze del disordine o quello dei burattinai dell’informazione.

Sia chiaro a tutti, quindi, che le posizioni degli ultras della Roma non saranno mai lette sui profili social di nessuno.

4) Politica allo stadio

Le mappe politiche della Curva sono temi per gionalisti. Ognuno ha le proprie convinzioni politiche ma, quando si è allo stadio, si è accomunati solamente dal modo di vivere la passione nei confronti della propria squadra di calcio. Volere a tutti i costi intrecci tra tifo e movimenti estremisti (di destra o di sinistra) è un tentativo per aumentare, nella percezione dell’ignaro uomo di strada, la pericolosità del fenomeno ultras. La Curva è uno degli ultimi avamposti aggregativi di giovani presenti nella società odierna: è questa la realtà che spaventa il sistema. Ed è per questo motivo che viene tentata in ogni modo qualsiasi cosa possa portare a una demonizzazione del fenomeno.

La politica è l’ultima cosa di cui ha bisogno la Curva Sud in questo momento!

5) «Puncicate»

A Roma, l’uso del coltello per dirimere controversie è un fatto tradizionale. Basta scorrere i racconti della Roma del Belli per vedere come, all’epoca, i regolamenti di conti tra i Rioni si svolgesse a colpi di sassi e coltello. Questa tradizione si è tramandata fino ai giorni nostri entrando fin dentro lo stadio. Siamo considerati tra le tifoserie italiane come accoltellatori.

Un giudizio sommario che certo non ci fa piacere, tanto più che le «puncicate» che ci vengono addebitate sono inferte da giovani cani sciolti ai danni di ignari tifosi ospiti, inermi. Questo fenomeno deve essere arginato, non possiamo permettere che il giudizio sulla nostra Curva sia formulato sulla base di azioni di vigliacchi che, non avendo le palle per scontrarsi alla pari con altre tifoserie, attaccano supporters avversari che si recano allo stadio solo per vedere la partita. Dobbiamo cercare di ripristinare all’interno della nostra Curva, quelle regole di ingaggio non scritte, che disciplinano gli «incontri» tra opposte tifoserie.

In base a tutte queste considerazioni, comunichiamo che, dalla prossima stagione calcistica gli ultras della Roma si riuniranno come sempre in Curva Sud per cercare di gettare le fondamenta per la ricostruzione di una Curva che, in virtù della sua storia, deve necessariamente brillare di luce propria.

Assurde leggi liberticide, mitomani da tastiera, spirali di violenza fomentate dai soliti burattinai. È arrivato il momento, per noi ultras della Roma, di fissare un punto zero e ricominciare. È arrivato il momento di ammettere le proprie responsabilità e impegnarsi verso un nuovo corso.

Noi siamo soliti scrivere per spiegare pubblicamente le nostre posizioni, ma tutti gli avvenimenti che sono succeduti alla morte di Ciro Esposito impongono una riflessione approfondita sul nostro modo di vivere ultras, soprattutto per la crescita delle nuove generazioni che riempiranno le curve nei prossimi anni.

GLI ULTRAS DELLA ROMA

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