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Spalletti: “Non ritirate la maglia di Totti”

Il tecnico della Roma vota per tenere la 10 in vita dopo l’addio al calcio del capitano: "Ricordiamo Francesco con un piccolo 10 su tutte le divise. Se non la vedo più, andrò al cimitero per vedere la maglia di Totti"

Redazione

Ritira Totti, ma non la maglia. Spalletti vota per tenere la 10 in vita dopo l’addio al calcio del capitano che lui non avrebbe voluto avere sulla coscienza, tanto da arrivare a dire lo scorso febbraio: «Se smette vado via». Potrebbe restare una provocazione, qualora Monchi riuscisse a convincere l’allenatore a restare il prossimo anno, quando Francesco salirà ai piani alti di Trigoria per fare il dirigente. Qualcuno lo vorrebbe addirittura presidente, a partire da Rosella Sensi, fino al tifoso vip Lino Banfi: «Più romanista di lui non c’è nessuno». Non è d’accordo l’onorevole Gasparri: «Non è una buona idea, il presidente dev’essere il proprietario, anche se il nostro è un fantasma». «Pallotta – replica Spalletti alla vigilia di Milan-Roma – pensa di aver già gestito la situazione e Monchi ha riportato solo quello che ha trovato. Totti preferisce fare silenzio e dare tutta l’attenzione al finale di campionato. Se gestissi io la società, non ritirerei la maglia. Ribaltiamo: ricordiamo Francesco con un piccolo 10 su tutte le divise. Se non la vedo più, andrò al cimitero per vedere la maglia di Totti».

Oggi a San Siro i tifosi sperano di vederla in campo: «Nella gestione del calciatore io ci entro dentro, ma per fare i risultati della Roma bisogna far attenzione a 20 giocatori. Per raccontare la carriera di Totti si osannano i numeri, per fare la formazione non si vedono i gol fatti due anni fa, ma gli allenamenti di ora e li si confronta con gli quelli di un altro calciatore che vuole giocare uguale. Per esempio, nell’episodio di Dzeko si è riportato il fatto che lui lottasse per la classifica cannonieri, ma Perotti, Salah o El Shaarawy che vogliono fare il decimo gol valgono meno?». Interpellato sul suo futuro, legato da una dichiarazione a quello del capitano, Spalletti dice: «Chiarimento a fine campionato. Mi ha fatto piacere confrontarmi con il numero uno dei direttori. Portandosi a casa Monchi, Pallotta ha fatto vedere che intenzioni ha».

Resta un punto interrogativo il domani del tecnico toscano, che sembra svincolarsi anche dal verdetto della classifica che per almeno 24 ore vede la Roma a -2 dal Napoli, straripante contro il Cagliari: «Proviamo a chiederlo a 7-8 squadre se finire terzi è un fallimento. La Juventus ci ha detto che “nessuno può mettere mano al primo posto” e se l’è preso. L’accesso diretto alla Champions è lo scudetto delle contendenti. Arrivare secondi vorrebbe dire aver raggiunto il massimo degli obiettivi, terzi essere dentro le posizioni nobili. Non è un fallimento». Mette le mani avanti, ma sa che col Milan deve vincere: «L’amarezza del derby me la sento tutta addosso. I rossoneri hanno perso un po’ di smalto, ma Montella prepara bene le partite». Spalletti se la giocherà con la difesa a 4, nonostante l’assenza di Ruediger, rimpiazzato da Emerson con Juan Jesus a sinistra. Paredes farà coppia con De Rossi in una mediana orfana di Strootman, Salah, Nainggolan e più Perotti che El Shaarawy dietro Dzeko. In campo i tre manichini del Colosseo: «Un episodio non da tifosi, fatto da persone deviate e con problemi».

(E. Menghi)