Roma, viaggio nella crisi

di Redazione, @forzaroma

(Il Tempo – T.Carmellini) Il giorno dopo è quello dei bilanci: drammatici. Il rientro della Capitale dopo lo «sveglione» rimediato allo Juventus Stadium ha il sapore amaro della sconfitta.

 

Ovvio che la partita contro la prima della classe, staccata a paletti dal resto del gruppo, non doveva essere quella della vita da vincere a tutti i costi. Era ampiamente pronosticata la sconfitta di una Roma ancora in fase di costruzione, ma le modalità con le quali si è concretizzato il ko sono forse ancora più pesanti del ko stesso. I segnali erano già chiari dopo il bruttissimo pareggio casalingo contro la Sampdoria, che non si è trasformato in seconda sconfitta casalinga stagionale solo per la pochezza dell’attacco doriano. A Torino, contro la Juventus capolista, tutti i malori della nuova Roma targata Zeman si sono conclamati. Incurabili? Forse no, ma è evidente come tecnico e società debbano correre ai ripari. Come sempre in questi casi impossibile focalizzare un solo colpevole, perché le responsabilità vanno equamente divise tra i protagonisti di questo sciagurato avvio. «Dal 25esimo della ripresa col Bologna si è bloccato qualcosa» tuonano da Trigoria, alla ricerca di una spiegazione plausibile per le due ultime uscite in campionato. Come sempre i proverbi popolari non sbagliano e mai come in questo momento il detto che ricorda come «il pesce puzzi sempre dalla testa» sembra calzare alla situazione.

 

È chiaro che la scorsa estate la Roma ha sbagliato mercato, o comunque ha sottovalutato alcune lacune che già nella passata stagione erano evidenti. Quando il ds giallorosso Sabatini dice che la «squadra è assemblata male», ammette di fatto gli errori commessi nell’ultima finestra di mercato e che probabilmente già a gennaio la Roma cercherà di correggere. Il punto debole è chiaramente la difesa: lì non sono arrivati i terzini in grado di dare la qualità e le garanzie richieste a una squadra, tantopiù se ad allenarla è Zeman. Piris fin qui è stato un flop e le scelte del tecnico a Torino lo hanno definitivamente tagliato fuori dalla Roma. Su Burdisso forse si è peccato di ottimismo, perché dopo un infortunio così era difficile immaginarlo a posto già da subito. Balzaretti ancora non è riuscito a giocare due partite di fila e il «povero» Castan da solo lì in mezzo non può molto. Per non parlare dei ricambi: praticamente inesistenti visto che Zeman è dovuto ricorrere a Taddei e al diciottenne Marquinhos. Vero anche che i problemi della difesa partono da centrocampo: Tachtsidis, al momento, non può giocare in serie A… in futuro probabilmente sì. Pjanic rischia di diventare un altro caso-Juan e Florenzi da solo non può cambiare la Roma.

 

Poi c’è il tema De Rossi per il quale andrebbe aperto un capitolo a parte. Non solo il centrocampista di Ostia non è al meglio della condizione (e fin lì ci può stare), ma chiaramente non ama giocare decentrato e soprattutto sembra essere il primo a non crederci. Le sue dichiarazioni nel post-Juve sono forse peggiori della bruttissima gara giocata in campo nella quale non ha messo ne qualità, tantomeno personalità. Alla Roma, mai come adesso, serve il De Rossi vero: perché se i punti di riferimento come lui non ci credono, allora la stagione non inizia bene per niente. Quindi c’è il fattore infortuni: troppi, sette quelli muscolari fin qui, sintomo che fa scattare il campanello d’allarme in vista delle prossime gare. Questione di preparazione? Dulcis in fundo Zeman, per molti il vero artefice del capitombolo giallorosso già finito sulla graticola mediatica dopo questo avvio di stagione. Chiaro che il tecnico ha la sua dose, abbondante, di colpe: perché se la squadra gira a mille il merito è suo, ma se si accartoccia su se stessa le responsabilità non possono che essere le sue. Un po’ riduttivo dire «la squadra non fa quello che le dico», perché forse il boemo si dovrebbe fare qualche domanda sul perché.

 

La società, dopo il ko di Torino, si è apprestata a blindarlo: giustamente. Cambiare adesso sarebbe deleterio e innescherebbe, molto probabilmente, dinamiche autolesionistiche già note alla sponda giallorossa del Tevere. No, l’obiettivo adesso è rimettere insieme i cocci (a partire dal faccia a faccia di domani) e cercare di capire cosa e perché non ha funzionato: sempre e assolutamente con Zeman.

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