Roma, numeri da paura

In tre partite la squadra ha cancellato le certezze dello scorso anno. Di Francesco non è in discussione, ma sarà lui a dover difendere se stesso trovando in fretta un modo per ritrovare una squadra smarrita

di Redazione, @forzaroma

In tre partite la Roma ha cancellato qualsiasi tipo di certezza costruita lo scorso anno, scrive “Il Tempo“. Quattro punti – non erano così pochi dall’avvio 2012/13 con Zeman in panchina – cinque gol subiti, una valanga di tiri subiti, una fatica enorme a costruire azioni, giocatori imballati, confusione tattica e dubbi sulla rosa rivoluzionata in estate. Di Francesco non è in discussione, ma sarà lui a dover difendere se stesso trovando in fretta un modo per ritrovare una squadra smarrita.

Lo studio di questa crisi d’agosto non può che partire da dietro. La seconda miglior difesa del torneo si è sgretolata nonostante sia l’unico reparto in cui i titolari non sono cambiati. E le incertezze di Olsen c’entrano solo in minima parte. Ventisei tiri del Milan contro i sei tentati dai giallorossi rappresentano il dato peggiore della gestione Di Francesco. Stavolta l’allenatore ha potuto lavorare con il gruppo quasi al completo sin dall’inizio del ritiro. Due settimane a Trigoria giudicate perfette da tutti, altre tre negli Stati Uniti dove è emerso qualche mugugno solo per i lunghi spostamenti, poi il ritorno alla base per rifinire la preparazione. Nello staff sono stati sostituiti solo i preparatori americani con altri uomini di fiducia dell’allenatore, ma parliamo di figure di supporto. Il metodo è quello già collaudato al Sassuolo e utilizzato lo scorso anno. Perché tanti, troppi, giocatori stanno fermi sulle gambe?

Dopo Milano i dirigenti si chiedono come sia possibile prendere un gol del genere al 95′. Personalità, alla fine si torna sempre lì. E non può certo bastare l’addio di un leader come Srootman per giustificare l’ennesimo suicidio che costa punti. Il nervosismo plateale di Dzeko è la spina di uno stato mentale preoccupante nella squadra, come se non fosse più convinta di quello che fa. Per tutta l’estate Di Francesco ha lavorato sul modulo di riferimento, il 4-3-3, con accenni al 4-2-3-1 per trovare una giusta collocazione a Pastore. Pronti, via e il tecnico ha cominciato a mischiare le carte, arrivando addirittura a stravolgere tutto alla terza partita con un 3-4-1-2. Il problema è che ha peggiorato le cose ed è durato un tempo. I detrattori del mercato di Monchi hanno parecchi appigli in queste tre partite. Ma farsi contagiare dal fantasma sarebbe l’errore più grave.

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