Rivoluzione romanista

Tutti in bilico a Trigoria, compreso l’ad Fienga e Fonseca. Con l’area sportiva completamente da ricostruire, Friedkin è pronto a mettere subito le mani sul club

di Redazione, @forzaroma

Tutti in bilico, come logico che sia. Nella Roma oggi nessuno può sentirsi sicuro di essere confermato dalla nuova proprietà, che ha investito quasi 600 milioni di euro per acquistare il club e ora, pian piano, sceglierà i suoi uomini. Il discorso vale per il Ceo Fienga, che continua a guidare la fase di transizione tra l’era Pallotta e quella Friedkin ma non ha avuto alcuna comunicazione sul suo futuro, fino all’ultimo dei dipendenti, scrive Il Tempo.

A Trigoria si attendono con ansia segnali da Houston. L’unico passaggio certo al momento è l’uscita di sette membri dall’attuale cda contestualmente al closing previsto per il 17 agosto, che verranno sostituiti da uomini scelti da Friedkin, ma non è detto che entrerà lo stesso numero di consiglieri rispetto a quelli uscenti. Dell’attuale board da 14, in cui tutti sono dimissionari, ne resteranno per un primo momento la metà (i cinque italiani Fienga, Baldissoni, Cambareri, Navarra, Mazzamauro più Mia Hamm e un altro), poi l’assemblea di ottobre nominerà il nuovo cda. Detto che Ryan Friedkin, figlio di Dan, sarà senz’altro la guida operativa del club a Roma (da capire se con la carica di presidente) e che Marc Watts (entrerà nel cda) ed Eric Williamson sono gli altri uomini chiave del gruppo, già al fianco di Dan Friedkin nelle prime fasi della trattativa con Pallotta e nello studio del club, tutte le scelte sul management giallorosso (a cominciare dal Ceo) e, a cascata, quelle tecniche, vanno ancora prese.

Pallotta ha lasciato una Roma con un’area sportiva da ricostruire al completo. Va scelto innanzitutto un nuovo direttore sportivo, con Walter Sabatini che ieri ha escluso il clamoroso ritorno, e capire se mantenere De Sanctis come vice. Poi saranno gli stessi dirigenti sportivi a valutare la conferma di Fonseca, a riorganizzare l’area scout e il settore giovanile, quindi toccherà a loro portare avanti una missione complicatissima: vendere i tanti giocatori in esubero che appesantiscono un bilancio non più sostenibile, realizzare qualche necessaria plusvalenza e rinforzare al tempo stesso la squadra rimasta fuori dalla Champions. Il primo acquisto sarà in realtà l’ultimo confezionato da Baldini: Pedro dovrebbe sbarcare la prossima settimana.

Non si potrà fare tutto subito, ma è certo che la Roma si stia avvicinando a un’altra rivoluzione. In questi mesi Friedkin non è rimasto con le mani in mano. Introdotto nell'”ambiente” dal romano di Jp Morgan Alessandro Barnaba e dai legali dello studio Chiomenti, già a inizio 2020 aveva contattato e in alcuni casi incontrato, insieme al figlio Ryan e ai manager Watts e Williamson, diversi personaggi del mondo dello sport e del calcio italiano. Da Malagò ad Andrea Agnelli, dall’ex dirigente romanista Gandini fino a un incrocio, mai smentito, con Totti in un noto hotel del centro a Roma, i Friedkin si sono fatti un’idea sulla storia e le esigenze del club e della Lega di Serie A e sul mercato in cui stanno entrando.

Nel frattempo si sono tenuti informati sul dossier stadio, di cui continua a occuparsi il vice-presidente Baldissoni (uno dei tanti che dovrà parlare con la nuova proprietà), sentendo anche Vitek pronto a rilevare i terreni di Tor di Valle. Generare nuovi ricavi e l’unica via per tornare competitivi ai massimi livelli. II contenimento dei costi, però, sembra una necessità. Serviranno tempo, idee e altri soldi. Ma Friedkin non sembra aver paura.

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