Quindici punti buttati al vento tra rimonte e gol presi nel finale

Quindici punti buttati al vento tra rimonte e gol presi nel finale

Spesso decisivi i cali d’attenzione nell’ultimo quarto d’ora di gara nei quarantacinque impegni stagionali disputati tra campionato, Champions League e Coppa Italia

di Redazione, @forzaroma

Ulteriore rimonta subita e virtuale addio alla Champions League del prossimo anno, come riporta Il Tempo. Con quello segnato di testa da Romero al 91’ della sfida tra Roma e Genoa, sono quindici i gol subiti dai giallorossi nell’ultimo quarto d’ora di gara nei quarantacinque impegni stagionali disputati tra campionato, Champions League e Coppa Italia (la doppietta di Simeone nel 7-1 con la Fiorentina).

I cali d’attenzione nel finale delle partite sono stati una costante dell’annata della squadra capitolina, che ha gettato al vento ben 15 punti in Serie A, facendosi rimontare in nove occasioni dal 75’ in poi. Le prime avvisaglie di un abbassamento della concentrazione erano arrivate già a cavallo di agosto e settembre nei match con Milan e Chievo. Contro i rossoneri il pareggio era sfumato all’ultimo minuto a causa della leggerezza di Nzonzi, che regalando palla alla squadra di Gattuso aveva propiziato la rete di Cutrone per il ko romanista. Nel turno successivo all’Olimpico, invece di reagire, il copione fu praticamente identico. Pari di Stepinski con mezza squadra ferma a guardarlo calciare in area di rigore e miracolo di Olsen su Giaccherini appena prima del fischio finale, con una sconfitta sventata soltanto da una bella parata del gigante svedese.

Altre giornate da ricordare in negativo a Trigoria sono quelle di Napoli, dove Mertens ha punito la retroguardia giallorossa che aveva resistito fino al novantesimo a seguito della rete di El Shaarawy, e soprattutto quella di Cagliari, in cui la Roma aveva gettato al vento un doppio vantaggio, subendo il gol di Sau addirittura con un netto vantaggio numerico (11 vs 9) negli uomini in campo. Quel clamoroso risultato a suo tempo ha fatto infuriare Pallotta, che non poteva sapere che la situazione si sarebbe ripresentata ancora e ancora: “È una disgrazia, un disonore – le parole di allora del presidente americano -. Questa squadra non si rende contro che le partite durano 90 minuti”. Per fortuna la squadra, allenata in quel periodo di Di Francesco, era poi riuscita a sventare i recuperi di Genoa (contatto tra Florenzi e Pandev in area di rigore), Sassuolo (gol di Babacar) e Bologna, a segno con Sansone all’84’, ma incapace di pareggiare dopo gli acuti di Kolarov e Fazio. Qualche rischio maggiore, comunque evitato, è stato corso nella sfida a Frosinone: 2-2 di Pinamonti all’80 e rocambolesco gol vittoria di Dzeko a gara praticamente finita. In mezzo a tutte queste partite c’è l’incredibile pareggio con l’Atalanta, abile nel non arrendersi dopo essere stata sotto per 3-0, e la duplice sfida di Champions con il Porto. La squadra di Conceiçao all’andata ha trovato una rete fondamentale sulla svirgolata di Tiquinho ribadita in porta da Adrian, condannando poi la società capitolina all’eliminazione a tre minuti dalla fine del secondo tempo supplementare del match di ritorno (gol di Telles su rigore causato da Florenzi). E’ ormai tardi per debellare il virus delle rimonte, quella di Marassi, nonostante il rigore parato da Mirante, è l’ennesima gara che lascia ai giallorossi un mare di rimpianti. Sicuramente qualsiasi allenatore che siederà sulla panchina della Roma nel prossimo anno dovrà entrare nella testa dei giocatori per evitare il ripetersi di tale sindrome.

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