Da quale pulpito arriva la predica?

di Redazione, @forzaroma

(Il Tempo – G. Giubilo) – Nel gregge lo cerchereste invano. Di Zeman ho da sempre apprezzato il coraggio quando si tratta di esternare opinioni impopolari, la coerenza delle idee prevalente sugli umori del momento. Personalmente, condivido in pieno quella che l’opinione pubblica ha ritenuta oltraggiosa, cioè la convinzione che Oscar Pistorius non avrebbe dovuto prendere parte ai Giochi Olimpici dei normali. Personaggio a tutti carissimo, persona squisita, ma l’evento agonistico non può consentire aiuti meccanici, come quelli che supportano la corsa dell’australiano, affetto e umana comprensione non si possono sostituire alle regole, uguali per tutti. Mi scuso per la digressione, ma era utile per sottolineare il rigore morale del tecnico boemo, che ancora una volta la Juventus mette sotto accusa.

 

Marotta, per altro persona solitamente civile nei comportamenti, è indignato perché il tecnico romanista ha espresso dei dubbi sulla legittimità, per un allenatore squalificato, di svolgere normalmente la preparazione nel corso della settimana. Dubbio che un’attenta lettura delle norme della giustizia sportiva, magari ambigue, rendono plausibile. E certo non tale da provocare il solito astioso e arrogante risentimento. Per comprendere da quale pulpito scenda la sacra predica, va ricordata la reazione indignata da parte juventina per il rifiuto del Napoli di presentarsi in premiazione a Pechino. Senza voler giustificare un atteggiamento poco opportuno specialmente nel clima olimpico di quei giorni, è doveroso precisare che la stessa assenza gratuita l’aveva firmata proprio la Juventus.

 

Era accaduto dopo la Supercoppa vinta dalla Lazio nel 1998, Marcello Lippi disertò con la sua squadra la cerimonia, poi spiegò l’episodio come una dimenticanza. Sinceramente, meglio la dichiarata incazzatura di De Laurentiis e Mazzarri.

 

In serata Franco Baldini, che conosce le sfumature della diplomazia, ha definito inutile la polemica sulle parole di Zeman, ma ne ha anche legittimato il diritto alla critica nei confronti di norme che non sempre vengono rispettate, vedi le continue telefonate tra tribuna e panchina nel Nido d’Uccello, più adeguato sarebbe stato un piccione viaggiatore. E poi, la solita stucchevole definizione riservata ai critici: «Parole inaccettabili». Vero, accettabili sono soltanto i regali arbitrali.

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