Chi correva i rischi maggiori era naturalmente la Roma , non soltanto perché giocava in trasferta, ma perché a Marassi l'attendeva un Genoa reduce da una striscia di nove partite utili consecutive.

Nel calcio, ci sono ritmi che difficilmente possono essere sostenuti anche dalle squadre di più alto livello: e questo avviene soprattutto nel nostro campionato, che per la seconda stagione consecutiva propone il duello tra la Juventus e la Roma. Quello che nel maggio scorso aveva visto la prima Roma di Rudi Garcia demolire i suoi storici primati e ugualmente finire a distanza siderale dai campioni in carica, capaci di iscrivere a bilancio cifre terrificanti.

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Dopo quindici giornate, i numeri non sono gli stessi, le protagoniste e le posizioni sì, però adesso la Roma si è riportata a un solo punto dalla vetta, dopo un turno in qualche modo viziato dalle vicende europee: alle quali ha pagato dazio, sul piano delle risorse atletiche, la capolista che pure aveva giocato contro l'Atletico secondo ritmi più blandi, uscendo comunque dall'impegno con il morale alto e con qualche riserva fisica nella scarsella. Mentre la Roma aveva il morale sotto i tacchi, dopo avere corso molto senza mai accarezzare il sogno della qualificazione, troppo accentuato il divario di valori dei rispettivi organici con i campioni d'Inghilterra.

E così si è giunti a questo singolare e suggestivo incrocio tra le prime della classe e le due genovesi, che le seguivano in graduatoria, sul terzo gradino le aveva appena raggiunte la bella Lazio che aveva messo dietro la lavagna l'Atalanta, nello spettacolare anticipo del sabato sera all'Olimpico.

Chi correva i rischi maggiori era naturalmente la Roma , non soltanto perché giocava in trasferta, ma perché a Marassi l'attendeva un Genoa reduce da una striscia di nove partite utili consecutive. Una lunga striscia, ma non come quella vantata dalla Juventus, che in casa aveva vinto venticinque volte di fila. La buona e la cattiva sorte, secondo i punti di vista delle dirette interessate, hanno fatto a pezzi le strisce come fossero stelle filanti, a guadagnarne è stata soprattutto la prima inseguitrice, che la vittoria di Genova ha proiettato a un solo punto dalla vetta, dopo che l'altra vessillifera della Lanterna, la Samp del pittoresco Ferrero e del saggio Mihajlovic, era andata a strappare il pareggio sul campo proibito.

Fin troppo noto come la Juve, nel suo giardino dei giochi, non consenta ad altri bambini di divertirsi, una sensazione che per quasi quaranta minuti era stata legittimata da un dominio totale, inadeguato il minimo vantaggio che il piccoletto della compagnia, Evra, aveva firmato con un estemporaneo colpo di testa. Dopo l'intervallo si è vista però una Sampdoria diversa, la Juve ha cominciato a denotare sintomi di stanchezza, il sinistro chirurgico di Gabbiadini ha riproposto l'equilibrio, un grande intervento di Buffon ha evitato il peggio: La solita soggezione nei confronti della Juve ha offerto due testimonianze: non soltanto il secondo giallo clamorosamente risparmiato a Vidal e soprattutto la libertà concessa a Marchisio di battere tutti gli angoli con il pallone ben fuori dalla lunetta, compreso quello che ha fruttato il gol.

Scesa in campo a Genova con il conforto delle notizie arrivate da Torino, la Roma si è vista agevolata nella sua volontà di rincorsa dalla superiorità numerica che la disperata uscita di Perin su Nainggolan le aveva garantito. Ljajic si è fatto parare il rigore da Lamanna, portiere di riserva, ma ci ha pensato ancora il Ninja a indirizzare la partita sui binari giusti, con la splendida esecuzione al volo sul cross di Maicon. Contro un Genoa votato a contenere i danni, cercando rari spunti in contropiede, la Roma ha creato tutta una serie di occasioni da rete, mancando puntualmente il raddoppio della sicurezza. Così nel finale la squadra di Garcia ha corso anche qualche pericolo, il Genoa l'ha buttata in caciara, come si dice dalle parti nostre, nel dopopartita strali velenosi di Preziosi nei confronti di Banti, la cui percentuale di errori era stata comunque largamente inferiore rispetto a quella che l'arbitro livornese aveva perpetrato nella scorsa stagione per interrompere, a Torino, la serie di vittorie giallorosse.

Chiarito che i tre punti la Roma se li è ampiamente guadagnati, però non vediamo ancora la fluidità di gioco che si conosceva. Per la prima volta senza centravanti, ha sviluppato la sua manovra con troppa sufficienza, chiaro anche in questo caso il peso dell'impegno di Champions, conseguenze anche sul morale della pattuglia.

Si profilano ostacoli anche a breve termine, a cominciare dallo scontro di sabato sera con il Milan, consola comunque l'aumento del distacco sulle terze, che sembra non mettere in discussione il diritto a giocare nell'Europa maggiore anche nell'anno che verrà, fermo restando l'obiettivo primario dello scudetto.

Si infittisce la seconda fascia, che accoglie l’arrivo del Milan. Un deludente Napoli non entra in partita a San Siro e si fa raggiungere dai rossoneri, guidati da un Menez toccato dalla grazia. Gol strepitoso, poi raddoppia Bonaventura.

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