Indagini sulle consulenze di Lanzalone

Dagli atti dell’indagine penale “Rinascimento” emerge che l’avvocato avrebbe avuto una corsia preferenziale nella sua attività di libero professionista, proprio in virtù del ruolo che svolgeva in Comune

di Redazione, @forzaroma

La procura della Corte dei conti del Lazio passerà al setaccio tutte le consulenze che il Comune di Roma e le sue società partecipate hanno affidato allo studio legale di Luca Lanzalone, scrive Il Tempo. L’obiettivo dei pm è capire, in primo luogo, se fosse davvero necessario affidarsi a un consulente esterno, pur avendo a disposizione lo staff dell’Avvocatura capitolina; in secondo luogo, se sia stata svolta un’adeguata procedura comparativa delle parcelle tra più legali. Dagli atti dell’indagine penale “Rinascimento” emerge infatti che Lanzalone avrebbe avuto una corsia preferenziale nella sua attività di libero professionista, proprio in virtù del ruolo che svolgeva in Comune. Anzi, il fatto che il suo incarico di consulente non fosse mai stato formalizzato dal sindaco, gli permetteva di continuare a esercitare la sua attività di avvocato, persino quando era ormai approdato al vertice di Acea. Lo testimonia il fatto che Fabio Serini, scelto l’estate scorsa come commissario straordinario dell’Istituto di previdenza e assistenza dei dipendenti di Roma Capitale (su suggerimento di Lanzalone), abbia firmato il 2 maggio di quest’anno una determina da 11 milioni e 500 mila euro per l’affidamento di incarichi all’avvocato Luciano Costantini, dello studio legale “Lanzalone&Partners”.

Sembrerebbe un “do ut des”, considerata la telefonata che tre giorni dopo Serini fa a Lanzalone chiedendogli “un aiuto perché gli serve un alto anno”; “evidentemente una proroga dell’incarico di commissario dell’Ipa”, annotano gli inquirenti. Discorso simile per l’Atac. Il 14 maggio scorso Lanzalone, al telefono con Costantini, gli chiede: “Mi avevi detto l’altro giorno che ti avevano chiesto quell’incontro…la gestione commissariale… partecipare… quelli dell’Atac?”. Il 22 maggio, commentando articoli di stampa sul contenzioso dell’Atac con l’Antitrust, Carlo Giampaolino, advisor legale per il concordato della municipalizzata dei trasporti, comunica a Lanzalone che il ricorso dovrà essere curato da lui. Anche se i due poi discutono dei problemi che potrebbero sorgere nel momento in cui sarà incaricata l’avvocatura capitolina per seguire le pratiche legali. Sugli sprechi che ruotano attorno al concordato di Atac, il vice procuratore della Corte dei conti del Lazio Massimo Lasalvia ha già aperto un fascicolo. Al momento sarebbero stati spesi ben 16 milioni di euro per consulenze a professionisti esterni e pareri legali. Il sospetto degli inquirenti è che le parcelle siano state gonfiate immotivatamente.

L’altro aspetto che potrebbe finire all’attenzione dei pm contabili è l’iter che ha portato la Raggi a nominare Lanzalone presidente di Acea. Se non dovesse esserci stata un’adeguata procedura di comparazione dei curricula, la sindaca potrebbe rischiare di dover risarcire il danno erariale corrispondente agli stipendi percepiti da Lanzalone (circa 14 mila euro al mese) da aprile 2017 al giorno delle sue dimissioni. Su questo punto, durante l’interrogatorio di garanzia dello scorso 15 giugno, il gip Maria Paola Tomaselli ha chiesto a Lanzalone se la presidenza di Acea fosse connessa all’attività di consulente gratuito che lui aveva svolto per il Comune di Roma. Lui ha risposto così: “Per quanto ne so… anche se hanno scritto sempre di sì, per quanto ne so assolutamente no. (…) La sindaca mi chiamò dicendomi che all’interno dei consiglieri, dei capigruppo, insomma, all’interno dell’amministrazione comunale, tra i curriculum che erano stati presentati fino a quel momento, non trovavano una persona che ritenevano qualificata”.

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