rassegna stampa

I tormentoni dell’estate giallorossa

(Il Tempo – M. De Santis) – Cicloni, anticicloni, una macchina da gol che ha riacceso i motori e una telenovela, forse davvero mai incominciata, arrivata all’ultimo atto.

Redazione

(Il Tempo - M. De Santis) - Cicloni, anticicloni, una macchina da gol che ha riacceso i motori e una telenovela, forse davvero mai incominciata, arrivata all'ultimo atto. Vicende climatiche a parte, c'è sempre di mezzo la Roma. Che preferisce non farsi affibbiare il platonico, e spesso e volentieri anche iettatorio, titolo di regina d'estate ma che come tale si è comportata. Dentro e fuori sul campo. Sul mercato, nelle amichevoli e per aver risvegliato i sogni di un'intera tifoseria. Merito del ritorno a casa di Zeman, ma anche di quello che ha fatto vedere il calcio d'agosto con un percorso netto di nove vittorie in altrettante amichevoli. 43 reti rifilate, solo 3 (pochissime per Zeman) incassate e la bellezza di 16 uomini andati a segno (tra cui ci sono anche due come che nel frattempo hanno fatto fagotto e si sono sistemati altrove come Pizarro e Simplicio) non fanno altro che infiocchettare ancora di più un pedigree estivo senza macchia e senza peccato. Così immacolato da essere il più bello, per quello che possono valere le amichevoli d'agosto, nella storia della Roma. Se il calcio estivo giocato ha lanciato messaggi incoragginati, anche quello parlato e il mercato non è stato da meno. Gli arrivi di Destro, Balzaretti, Bradley e Castan, accompagnati dalle intriganti scommesse Dodò, Piris, Marquinhos e Tachtsidis, hanno resto tutti felici e contenti. Anche chi nella Roma già c'era. Come Totti, Pjanic e persino De Rossi. Già, proprio quel De Rossi che Mancini vorrebbe prendere e portare a tutti i costi nel City e che oggi dovrebbe aggiungere la ciliegina sulla torta dell'estate romanista. La conferenza stampa convocata appositamente dal biondo di Ostia ha tutta l'aria di essere una sorta di festa di liberazione. Daniele, infatti, sembra proprio che dirà di non aver mai pensato di abbandonare Roma e la Roma per il Manchester City, nonostante le pressanti avances manciniane e il profumo dei soldi dello sceicco Mansour, e che uno dei motivi del suo voler rimanere dove è sempre stato proprio perché annusa che l'erigenda creatura zemaniana se la possa giocare con la concorrenza. Parole e convinzioni così forti che dovrebbero convincere con le buone il City a togliersi ogni idea dalla testa. Fila tutto così liscio in questa estate romanista che anche l'assegnazione dei numeri di maglia è stata all'insegna dello spirito di gruppo e della cavalleria. I tempi in cui Batistuta e Montella si litigavano il 9 sono lontani, ora succede che Borriello prenda il 12 per lasciare il 22 a Destro e quest'ultimo lo ringrazi pubblicamente («Sapeva quanto significasse per me, è un esempio sia dal punto di vista professionale che umano»). Bradley, invece, si è scelto il 4, Castan il 5, Tachtsidis il 77, Balzaretti il 42, Piris il 23 e Dodò il 27. Nessuno scontento. Potenza dell'estate romanista