Corte Federale sospende il giudizio. Altre indagini

di Redazione, @forzaroma

(Il Tempo – D. Palizzotto) – La Roma deve aspettare ancora per sapere se può contare sui tre punti assegnati dal giudice sportivo per la mancata disputa della partita con il Cagliari – in programma lo scorso 23 settembre ma rinviata dal prefetto del capoluogo sardo – o al contrario dovrà giocare la gara. L’atteso ricorso presentato dal Cagliari contro lo 0-3 a tavolino si è concluso con un nulla di fatto: la Corte di giustizia federale ha sospeso il giudizio, chiedendo alla Procura un approfondimento d’indagine. Una decisione che era nell’aria, perché il procuratore Stefano Palazzi si sta già occupando della posizione del presidente del Cagliari Massimo Cellino, ascoltato lo scorso 5 ottobre negli uffici di via Po per chiarire le ragioni dell’invito allo stadio rivolto ai propri tifosi nonostante il divieto imposto dal prefetto, poi costretto al rinvio della gara. La Corte ha ascoltato le parti – il direttore generale Franco Baldini e l’avvocato Saverio Sticchi Damiani per la Roma, il presidente Massimo Cellino e l’avvocato Mattia Grassani per il Cagliari – e poi deciso di sospendere il giudizio ritenendo «necessario acquisire ulteriori elementi cognitivi in ordine alla riconducibilità, anche a titolo di responsabilità oggettiva, della mancata disputa della gara al Cagliari calcio».La Corte attenderà ora «una specifica relazione» da parte della Procura e poi prenderà una decisione.

 

«Secondo Cellino la partita va giocata perché deve vincere lo sport? Lo sport vince quando vengono rispettate le regole – ha osservato Baldininon ho avuto modo di parlare con il presidente del Cagliari, ma la questione personale non mi tocca in alcun modo».

 

«Io vorrei sapere chi è il proprietario della Roma – ha ribattuto Cellino – oggi avrei voluto parlare con un mio collega e stringerli la mano, ma la mia controparte non può essere un direttore generale». Uno scontro dialettico cominciato a via Po e destinato a protrarsi, in attesa delle nuove indagini della Procura.

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