C'è ancora vita per questa pazza e lunatica Roma

di Redazione, @forzaroma

(Il Tempo – M.De Santis) – Due settimane fa, dopo lo «scorno» del secondo derby gentilmente offerto alla Lazio, era data per moribonda e senza più speranze di Champions, da ieri sera è ritornata viva, vegeta e in lotta per tutti i tipi d’Europa.

Quarantaquattro punti saranno pure in fila per sei con il resto di due come recitava la canzoncina dello Zecchino d’oro, ma sono soprattutto solo quattro (cinque, visti gli scontri diretti) di meno, con ancora trenta a disposizione, di chi in questo momento occupa il terzo posto. Due vittorie rigeneranti con Palermo e Genoa, una stagione riaperta tutta d’un tratto anche grazie al «ciapanò» allestito da Lazio, Napoli, Udinese e Inter e dieci gare da vivere intensamente: forse la musica è cambiata. Ci sarebbero, quindi, tutti i motivi per sorridere. Per Luis Enrique, però, non è così: questa Roma che vince per 1-0 e che qualcuno ha già descritto come «meno bella e più cinica» non lo soddisfa. «Mi è piaciuto solo il gol”, taglia corto l’asturiano. «Non siamo stati al nostro livello, abbiamo perso tantissimi palloni e avuto paura nel pressare. Siamo stati imprecisi sia nel primo che nel secondo tempo.L’avvio di partita, in effetti, era stato molto buono ma dopo, anche per merito del Genoa, siamo calati tantissimo. Lo stesso discorso, nonostante 4-5 palle gol create, vale pure per la ripresa. Almeno, però, siamo stati bravi a non prendere gol. Insomma, il risultato è buono, buonissimo, per la fiducia, ma non sono affatto soddisfatto del gioco offerto. Non è vero che la Roma delle ultime partite è diversa da quella di prima, tatticamente non è cambiato niente».

La Roma sarà sempre la stessa, ma la classifica no. «Il nostro obiettivo dopo il derby era vincere più partite possibili fino al termine della stagione. Questi sei punti racimolati tra Palermo e Genoa sono importantissimi. Ci danno l’opportunità di competere ancora per l’Europa, ma sarà difficile perché non abbiamo mai toccato certe posizioni di classifica. Noi, comunque, proveremo a vincere tutte le dieci partite che mancano. A partire dalla sfida di sabato contro il Milan. Loro sono i campioni d’Italia, li rispettiamo ma andremo comunque a fare la nostra partita». La domanda da un milione di dollari è una: questa Roma può farcela ad agganciare il terzo posto? Luis Enrique, rispondendo, dice e non dice. «Non so a che punto del nostro percorso siamo arrivati, ma siamo migliorati tantissimo dall’inizio della stagione. La classifica adesso dice che siamo sesti, questo è quello che ci meritiamo per quello che abbiamo fatto finora. Chi ci sta davanti, per il momento, merita di stare lì. Chi è più forte tra noi, la Lazio, il Napoli, l’Udinese e l’Inter? Non lo so, ma io spero che sia la Roma». Il futuro della Roma, però, non sono solo queste ultime dieci partite che possono valere un biglietto per l’Europa, ma anche tutto il resto. Come, ad esempio, il pranzo di ieri tra Walter Sabatini e il direttore sportivo della Samp Pasquale Sensibile, avvistato qualche ora più tardi allo stadio Olimpico. La prossima stagione, con o senza Champions, potrebbero tornare a lavorare insieme alla Roma.

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