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Il Messaggero

Zaniolo, nuova vita: istruzioni per l’uso

Zaniolo, nuova vita: istruzioni per l’uso - immagine 1
È bastato abbassare leggermente il raggio d'azione, perché Nicolò tornasse a giocare non più per sé stesso ma per la squadra

Redazione

Sono bastati 77 minuti (anche se è nei primi 30 che ha convinto di più) con la Nazionale, per vederlo in una veste nuova. Non più arruffona, versione running back nel football americano, pronto a fare a sportellate con il mondo intero, per guadagnare quei 20-30 metri che nel calcio non regalano nessun down, ma al massimo un calcio di punizione o un corner. Lo Zaniolo azzurro, riporta Il Messaggero, è apparso diverso. Magari ancora impreciso sotto porta, ma di certo non il solito Nicolò, quello che siamo abituati a vedere in questi lidi. Quello che quando riceve la palla, abbassa lo sguardo, fissando esclusivamente il pallone, e prova a superare in velocità le difese avversarie. Per chi non avesse ancora chiaro il copione, il consiglio è di andarsi a rivedere le ultime gare della Roma. manifesto del «Non vi preoccupate, ci penso io».

È bastato abbassare leggermente il raggio d'azione, regalandogli così campo per esprimere la sua potenza, fare in modo che potesse dialogare con i compagni in semplici dai e vai o se preferite il linguaggio calcistico a quello cestistico in strette triangolazioni, perché Nicolò tornasse a giocare non più per sé stesso ma per la squadra. Che è quello che gli chiede Mourinho da inizio stagione. Nemmeno a dire che il modulo in azzurro si discosti di molto, perché il 3-4-2-1 dello Special è abbastanza simile al 3-4-3 di partenza di Mancini a Tirana. Quella che è cambiata è l'attitudine del ragazzo e probabilmente il ruolo di Raspadori, portato maggiormente a giocare di sponda e a rilanciare l'uno-due rispetto ad Abraham, più statico e meno tecnico rispetto all’attaccante del Napoli. Una prima mezz'ora dove Zaniolo, a dispetto del ruolo di terzo attaccante a destra, ha giostrato così una ventina di metri più basso, quasi a trasformarsi in una mezzala offensiva che a quel punto cercava e trovava il fraseggio con l'attaccante centrale, tale da liberarlo e farlo partire in velocità.

Quella prima mezz'ora però va considerato un punto di partenza. Soprattutto in ottica Roma. E vero che probabilmente servirebbe un attaccante centrale diverso. Per intenderci, il Dzeko della situazione o il Totti di Spalletti: il calciatore tecnico, insomma, capace di innescarlo in velocità e non con il lancio lungo di 50 metri di Cristante (che ieri si è operato al polso sinistro), volto a saltare la mediana sperando nell'accelerazione di Nicolò coast to coast. Questo centravanti non è Abraham, tantomeno Belotti (alle prese con un risentimento al flessore) o Shomurodov. Potrebbe diventarlo Volpato, in veste di falso nueve, anche se il ventenne appare ancora da formare e sinora ha dato più risposte da mezzapunta esterna che da trequartista o secondo attaccante. Oppure dare seguito all'idea di Milano. Contro l’Inter, José stupì tutti, lanciando Pellegrini falso nueve, con Dybala e Zaniolo a girargli intorno. Ma prima o poi, potrebbe anche provare Paulo come riferimento centrale. Quale siano gli interpreti, l'idea proposta dal ct Mancini è qualcosa sul quale lavorare. Perché la Roma non può affidarsi soltanto alle giocate della Joya che tra l'altro, con il Torino, almeno concettualmente, ha fatto qualcosa di simile. Avendo bisogno di meno campo ma partendo comunque largo a destra, per poi cercare con il fraseggio con il centravanti di turno di costruirsi il tiro o l'eventuale ultimo passaggio. Chiaramente Paulo ha caratteristiche tecniche e fisiche diverse da Zaniolo e un conto per l'attaccante centrale è restituire il pallone ad un metro, un altro (come sarebbe nel caso di Nicolo) innescarlo in velocità trovando una linea di passaggio. Ci sono però due mesi per lavorarci. E quale sia la soluzione, il 22 deve tornare a fare la differenza anche nella Roma. E non solo in contropiede.