Uno, nessuno e 100 Diego

Quello di Perotti nella Roma è stato un impatto di altissimo livello. E’ arrivato nell’ombra della diffidenza, ora è un protagonista

di Redazione, @forzaroma

Arrivato nel mercato di riparazione, Diego Perotti oggi è uno dei pilastri della squadra. Chissà cosa avrà pensato Diego Perotti quando Luciano Spalletti gli ha chiesto di giocare alla Totti? Mica facile come compito, come evidenzia Alessandro Angeloni su Il Messaggero.

Perotti non è e non sarà Totti, ma vedendolo giocare, in buona parte lo ricorda almeno per l’interpretazione tattica. E avere Francesco vicino negli allenamenti aiuta.

Quello dell’argentino nella Roma è stato un impatto di altissimo livello. Ragazzo umile, forte dentro, con lo sguardo di chi non si spaventa da ciò che gli gira intorno. Il classico argentino che non si perde nei ricami. Ma quei ricami in campo si vedono. E’ arrivato nell’ombra della diffidenza, ora è un protagonista. Questa Roma non gioca con quel 4-2-3-1, Perotti non è l’uno. Ma ha la forza di essere trino, da nessuno (per la diffidenza con cui è stato accompagnato il suo arrivo) a centomila (per i tanti modi di inerpretare se stesso: è regista avanzato (uomo assist), esterno destro e/o sinistro (il cross gli riesce bene), e centravanti (il movimento che fa sul gol alla Fiorentina è da bomber di razza).

La Roma di Spalletti 2.0 è l’eterno movimento di uomini dai piedi buoni: parte El Shaarawy, parte Salah, parte Pjanic, tutti dentro, Perotti compreso. E gli avversari vanno in difficoltà. Non a caso la Roma è tornata a fare tanti gol (59, 22 nell’èra Spalletti, più di 3 a partita).

Per questo oggi Dzeko è in difficoltà. Strano ma vero: Spalletti, specie nella Roma, ha sempre voluto a una punta vera, ma alla fine, per un motivo o per un altro, ha sempre dovuto rinunciarvi. Ecco perché nacque quel Totti, ecco perché ora è nato questo Perotti.

E oggi ci si chiede, specie in vista della sfida di domani a Madrid: Dzeko o Perotti? E perché non entrambi? Edin può serenamente stare con l’argentino alle spalle, o ovviamente anche al suo posto. L’esperienza di Edin in Champion lo fa preferire, specie se si considerano le sole nove (8 con il Siviglia, di cui due nei preliminari, e una con la Roma) presenze in questa competizione dell’argentino che, oltre al paragone tattico con Totti si porta appresso pure il nome di Maradona, cioè Diego, un dolce regalo di papà Hugo, amico fraterno del “10” per eccellenza.

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