Una girandola impazzita di scelte e moduli

La squadra sembra non avere un’anima, un’identità tattica e troppo spesso cambia pelle senza trarne dei vantaggi

di Redazione, @forzaroma

Rivoluzione. Tecnica e tattica, come scrive Mimmo Ferretti su Il Messaggero. Perché la partita contro l’Atalanta era stata davvero brutta e, quindi, era impossibile non cambiare, non cercare soluzioni alternative. Difesa a tre, innanzitutto, il fattore K sulle corsie esterne e poi Schick in attacco per tentare di trovare, in compagnia di Dzeko e Pastore, nuove soluzioni per andare a far male al portiere avversario. Conoscendo come ragiona Eusebio Di Francesco, una serie di mosse obbligate, non rinviabili. Scelte, forse, un tantino rischiose come tutte quelle non preparate per tempo e dopo un abbondante lavoro di addestramento.

Intervallo. Roma sotto, e non soltanto nel punteggio. Squadra timida, a tratti impacciata, lenta, macchinosa. Improvvisata. Domanda: perché? Colpa del modulo dell’ultima ora o degli interpreti? Forse un po’ l’uno e anche un po’ l’altro. Di certo, una Roma deludente. Senza anima. E la domanda, durante la sosta, non poteva che essere una: cambio di modulo o di uomini per tentare di raddrizzare la situazione?

Fuori Marcano, dentro El Shaarawy e Roma con il 4-2-3-1. Bocciata la difesa a tre, via libera all’ennesimo modulo in due gare e mezzo. Confusione tattica? Come negarlo? Se non altro, con il nuovo (vecchio) sistema, la Roma ritrova un po’ d’ordine, un filo di gioco e trova pure la rete del pareggio con Fazio, in mischia. Roma non scintillante, però. E ancora troppo tenera e vulnerabile in difesa. Il gol subito allo scadere dell’ultimo secondo di recupero è la logica, perfida conclusione di una partita persa per il solito errore di un singolo ma anche per una prestazione complessivamente non sufficiente. E la cosa, in tutta sincerità, preoccupa più della sconfitta.

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