Totti, l’arte nel calcio non conosce età

Totti logora chi non ce l’ha. E, forse, adesso anche qualcuno che ce l’ha

di Redazione, @forzaroma

Un paio di minuti prima delle 17, sull’Olimpico è tornato a splendere il sole. Alzi la mano chi, a conti e lacrime fatte, non abbia pensato questo quando ha visto entrare in campo il Capitano. Addio uragano sotto le pendici di Monte Mario? Macché: ecco l’uragano Totti. Che, a colpi di pennello, ha trascinato la Roma alla vittoria. Uno come lui, in questo calcio fatto di pochezze tecniche, di millantatori e sopravvalutati e di fuoriclasse del nulla, riesce ancora a fare la differenza con la pipa in bocca. Se mai, ci si deve interrogare su un’altra faccenda: possibile, come accadeva nel finale della passata stagione, che Totti debba ancora essere la mossa della disperazione (salvezza…) della Roma? Sarebbe bello, ne converrete, se Francesco non dovesse essere a 40 anni (quasi…) il salvatore della patria giallorossa. Dovrebbero essere altri, magari selezionati con cura e soldi dalla società, a risultare determinanti. Invece, tocca ancora a lui perché gli altri non sono come lui. Jim Pallotta, che in serata gongolava per la vittoria maturata davanti ai propri occhi, era il primo (a pari merito, a Trigoria…) a volerlo pensionare. Non avevano calcolato, tutti, che un uomo non ha età se l’età diventa solo il pretesto per farti sentire vecchio. «È il campo che decide, l’ultima parola spetta sempre al campo: se io sto in queste condizioni e la testa mi porta a fare questo perché smettere?». Il Capitano non vive di invidia. Un altro gol vi seppellirà.

Troppo facile, per lui, cambiare il volto di una partita, anche se durata quasi tre ore tra gioco, stop e rigioco. «Io mi metto a disposizione della squadra, poi con classe, e un pizzico di fortuna, riesco ad aiutare la Roma. Ma le partite non le vinco da solo, servono sempre undici giocatori». Poi, al momento di calciare il rigore, si è presentato sul dischetto apparentemente sereno. «In realtà avevo un pò paura di sbagliare, e non mi capita spesso, ma stavolta volevo proprio coronare la partita con il gol decisivo sotto la mia curva e davanti ai miei tifosi. Temevo di non riuscirci..», la sua candida confessione. Pensate, uno che ha segnato 305 gol con la maglia della Roma che invece di campare di rendita ancora si preoccupa di non riuscire a regalare una gioia alla sua gente: uno così bisognerebbe clonarlo, dicono. Non ne nascerà mai più un altro, del resto, che a 40 anni (quasi…) nel giorno del suo esordio stagionale lascia immediatamente il segno. Tutto il resto è, e sarà, soltanto noia. Oggi, come 25 anni fa, Totti logora chi non ce l’ha. E, forse, adesso anche qualcuno che ce l’ha.
Mimmo Ferretti

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