Tor di Valle, il magnate ceco non compra più

Dal Gruppo di Vitek dicono: “Alle condizioni finanziarie di cui avevamo parlato, non è possibile concludere l’accordo”

di Redazione, @forzaroma

Ennesimo ostacolo per il progetto del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle, scrive Lorenzo De Cicco  su Il Messaggero.

Sembrava quasi fatta, prima dell’emergenza virus, invece è congelata la trattativa per l’acquisizione delle società di Luca Parnasi – e dei terreni dell’ex ippodromo dove dovrebbe nascere l’impianto – da parte di Radovan Vítek, imprenditore ceco e azionista di maggioranza di CPI Property Group. A confermare lo stop è Martin Nemecek, direttore generale di CPI: “L’operazione è ora completamente rinviata. Abbiamo discusso, ma non abbiamo assunto alcun impegno – le sue dichiarazioni di ieri -. Alle condizioni finanziarie di cui avevamo parlato, non è possibile concludere l’accordo!.

A fine dicembre, in gran segreto, durante le vacanze di Natale, gli emissari di Vitek si erano presentati al Comune di Roma, nella sede del dipartimento Urbanistica. Un primo, informalissimo, meeting per chiedere informazioni sulla complessa operazione stadio, che tra rimpalli, errori tecnici e arresti si trascina dal 2013. I dirigenti del Campidoglio, all’epoca, non si erano sbilanciati. Agli uomini dell’imprenditore ceco – che con la sua Cpi aveva inizialmente previsto un investimento di 400 milioni per l’ex gruppo Parnasi – era stato spiegato ufficiosamente che una bozza della convenzione urbanistica era stata faticosamente redatta dopo mesi di trattative con i delegati di James Pallotta e di Parnasi.

I NODI Un confronto che si era concluso con un compromesso: rimandare il problema principale del progetto stadio alla prossima consiliatura, dopo le elezioni comunali del 2021. Insomma, al prossimo sindaco. Il nodo è la viabilità, che con la costruzione del nuovo impianto e del mega-complesso di negozi, uffici e alberghi rischia di mandare in tilt il quadrante Sud di Roma, come hanno certificato anche gli esperti del Politecnico di Torino. I privati avrebbero voluto allentare il vincolo della «contestualità» tra opere private e pubbliche, in particolare per le corse della malandata ferrovia Roma-Lido, che dovrebbe viaggiare con un treno ogni 3 minuti e mezzo (oggi ne passa uno ogni 20 minuti). Il vincolo della «contestualità» però alla fine è rimasto, anche se la bozza della convenzione prevede che si faccia un check sullo stato di avanzamento dei lavori un anno prima del termine. Cioè intorno al 2022-2023, sempre che il progetto vada avanti. A quel punto, se ci sarà uno scostamento non imputabile direttamente al soggetto proponente, si proverà a trovare una soluzione. Quale? Non si sa. Ma come detto, sarebbe affare del prossimo sindaco. Il vero nodo è politico: la maggioranza di Virginia Raggi è spaccata sul progetto. Anzi, prima delle elezioni del 2016 ilM5S bocciava completamente l’operazione. I tecnici del Dipartimento Urbanistica hanno ormai terminato il lavoro. Ora la palla è passata ai politici. Ma è un dossier che più d’uno, tra i grillini del Campidoglio, non vorrebbe riaprire prima delle elezioni.

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