Storia di un nemico

Storia di un nemico

Grande tecnico, pessimo comunicaore. Spalletti ha lasciato dietro d sé tanti bei ricordi e inutili polemiche

di Redazione, @forzaroma

I pronostici non sono mai stati il suo forte. Come del resto la comunicazione. Ottimo allenatore, pessimo comunicatore: la fotografia di Luciano Spalletti, scrive Stefano Carina su Il Messaggero.

E così, quando il 30 maggio del 2016 si lanciò in un azzardato “ora diventeremo amici, amicissimi”, riferito a Totti, queste parole strapparono più di un sorriso. Già all’epoca, Lucio sapeva in cuor suo che non sarebbe stato possibile. Perché andando via, brandendo un megafono e urlando “Forza Roma” – per poi qualche giorno dopo esordire con “Far parte dell’Inter ti perfora il cuore, noi siamo dell’Inter” – non ha mai voluto centrare il problema.

E cioè il trattamento riservato a Totti, tra cacciate da Trigoria e reiterate dichiarazioni volte ad umiliarlo (“Lui poverino, vuole giocare. Viene al campo ma poi quando lo metto dentro, come con il Villarreal, non tocchiamo palla”). Il tecnico però, cercava l’alibi perfetto da recitare in pubblico per giustificare il suo addio. Maturato da mesi e confermato quando i programmi della società (che di lì a poco avrebbe ceduto Salah, Paredes e Manolas, poi rimpiazzato in extremis con Ruediger), prospettatigli in una cena con Baldini e Pallotta a Roma, non lo convinsero.

Per questo ieri il sorriso è tornato ad albergare sui volti di molti, ascoltandolo nel pre-gara di Roma-Inter: “Totti? Se lo trovo, lo saluto volentieri. Purtroppo non ho avuto tempo di leggere il libro. Ho letto le cose che riportate soprattutto voi giornalisti Secondo me ci sono delle precisazioni da fare ma si faranno con calma”. In parole, apparentemente distensive, c’è tutto Lucio.

Oggi Spalletti torna in quello che è stato il suo stadio che lo ha prima osannato e poi fischiato. Quello che non capisce (o finge di non capire), è che il difficile rapporto con Totti inevitabilmente c’entra. Ma non è tutto. Voleva andare all’Inter perché, a differenza della Roma, pensava e pensa che possa essere l’unica realtà economica che può contrapporsi alla Juventus. Lecito, figuriamoci. Sarebbe però stato bello ascoltarlo da lui, anziché voler passare per martire.

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