Stadio Roma, Morassut: «Cubature spropositate, l’area deve essere tutelata»

«Il problema è alla base: l’interesse pubblico non può compensare le cubature. E’ la recente legge sugli Stadi a essere stata concepita male»

di finconsadmin

Roberto Morassut, deputato Pd, cosa ne pensa da ex assessore all’Urbanistica del nuovo stadio di Tor di Valle?
«Il problema è alla base: l’interesse pubblico non può compensare le cubature. E’ la recente legge sugli Stadi a essere stata concepita male».

 
Un esempio?
«Che vuol dire che il prolungamento della Metro B ricopre l’interesse pubblico? Se non ci fosse stato il progetto dello stadio sarebbe stato altrettanto fondamentale? Allora non lo è. Il tema delle infrastrutture per un’opera del genere è molto più complesso e, da quello che leggo in questi giorni, è troppo sottovalutato».

 
Non c’è un problema urbanistico più generale?
«E’ un’area complessa, costeggiata dal Tevere. C’è una criticità legata all’assetto idrogeologico. Piuttosto, avrei consigliato all’assessore Caudo, in un un’ottica di rigenerazione urbana, di intervenire sugli stadi già presenti, e pubblici, di Roma: l’Olimpico e il Flaminio».

 
C’è chi parla di una possibile speculazione edilizia dietro a questa operazione: la vede anche lei?
«Lo ripeto: è la legge sugli stadi a essere sbagliata perché permette al privato, in questo caso a Parnasi, di barattare interventi passati come di utilità pubblica, e tutti da dimostrare, con un’espansione edilizia spropositata».

 
Uno degli scogli maggiori riguarda le infrastrutture.
«Pensiamo alla rete viaria: questa zona si trova nei pressi della via del Mare, una delle arterie più pericolose di Roma, basta leggere i giornali. Costruire una serie di svincoli non basterebbe. Poi c’è il tema delle ferrovie e della metropolitana: una cosa sono gli interventi promessi, un’altra la loro realizzazione».

 
Domani Marino sarà a New- York per la partita interesse pubblico-cubature: quali sono i rischi per la Capitale?
«Mi auguro che il Campidoglio garantisca il valore patrimoniale in termini di servizi e infrastrutture che realmente servono alla zona, senza prestare il fianco a speculazioni. E poi una domanda?».

 
Prego.
«Ma con la crisi del terziario siamo sicuri che ci sia questa grande richiesta di uffici?».

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