Stadio, Cecchini: «Non c’è interesse pubblico, ecco perché»

Parla il docente della Sapienza e presidente della sezione regionale dell’Istituto nazionale di Urbanistica: “Già così il progetto Tor di Valle è insostenibile”

di Redazione, @forzaroma

«Una premessa: le cosiddette opere pubbliche previste dal progetto Tor di Valle servono più ai privati che ai cittadini. In ogni caso, ridurre adesso le cubature significherebbe tagliare ulteriormente queste infrastrutture già carenti». Un’operazione complicata, secondo Domenico Cecchini, docente della Sapienza e presidente della sezione regionale dell’Istituto nazionale di Urbanistica, perché «la delibera del 2014 dice chiaramente che se anche solo una delle opere viene a mancare, decade l’interesse pubblico. Ma già così il progetto Tor di Valle è insostenibile» come riporta Il Messaggero.

«Lo abbiamo detto chiaramente nel documento votato dall’Istituto addirittura due anni fa. Qui non si vuole costruire uno stadio, ma un nuovo gigantesco quartiere direzionale in riva al Tevere, in un’area peraltro a rischio inondazione».

Questa è una delle criticità più evidenti sottolineate dai tecnici del Comune. È risolvibile?
«A parlare del pericolo idrogeologico è stata l’Autorità di bacino. Questo rischio può essere superato solo dopo una serie di interventi complessi, a carico dei privati».

Perché le opere pubbliche previste, secondo l’Inu, non sono davvero utili ai romani?
«Perché queste infrastrutture, soprattutto di trasporto, servono solo a far arrivare gli spettatori allo stadio e a rendere accessibile il Business Park di uffici e negozi. Insomma sono utili sempre e solo ai privati, non tanto ai cittadini».

 

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