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Ci sarà una “control room” per l’osservazione dell’area spettatori. E telecamere a ogni tornello al momento dell’ingresso. Cambieranno le curve: diecimila i posti a sedere per ogni settore, con punti di pronto soccorso e strutture organizzative che integreranno steward, Forze dell’ordine e vigili del fuoco. A pochi mesi dalla scadenza fissata dalla Uefa - ottobre 2026 - per individuare i cinque stadi italiani che ospiteranno gli Europei di calcio del 2032, il Viminale riscrive i criteri tecnici che andranno seguiti per la sicurezza, l’accessibilità e l’esercizio degli impianti sportivi. In base al documento ministeriale, svelato da 'Il Messaggero', per gli stadi con capienza superiore a 10mila spettatori arriveranno le "control room": impianti televisivi a circuito chiuso che consentiranno l’osservazione della zona spettatori e dell’area di servizio annessa allo stadio. Ma c’è di più: viene prevista "la presenza di almeno una telecamera in ogni tornello", in modo tale - viene spiegato - da riprendere il volto degli spettatori al momento dell’ingresso, "auspicabilmente con un meccanismo di sincronizzazione tra lettura del biglietto e foto".
Al “cuore operativo” rappresentato dalle control room, si affiancherà un sistema di diffusione sonora per le comunicazioni al pubblico e una nuova struttura organizzativa e di vigilanza. L’altro tassello che, insieme alla sicurezza, promette di ridisegnare la funzionalità degli stadi, è quello degli “spazi interni”. La capienza sarà data dalla somma dei posti a sedere e di quelli in piedi dove previsti, senza contare gli spazi per lo smistamento degli spettatori, da mantenere liberi. Ma veniamo ai numeri: ogni settore "non potrà eccedere il limite di 10mila spettatori". Una “stretta” necessaria per garantire maggiore "comfort" e "accessibilità". Per ciascun settore, in più, dovranno essere realizzati sistemi per impedire che i tifosi delle due squadre vengano in contatto tra loro o che gli spettatori si spostino da un settore all’altro. Nel decreto si ventila anche la possibilità di realizzare una "divisione" all’interno di uno stesso settore, tra gruppi di spettatori, fermo restando il rispetto delle vie di uscita.
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