Roma, una multinazionale specializzata in flop

Da Schick a Nainggolan, passando per Dzeko e Karsdorp fino a Strootman e Bruno Peres: ecco tutti gli stranieri della Roma che hanno tradito le attese

di Redazione, @forzaroma

Nel ko con il Milan c’è un fotogramma nella ripresa, scrive Stefano Carina su Il Messaggero, che riassume il momento vissuto dal gruppo: Fazio, dal limite della sua area, sale palla al piede. Nonostante la velocità non sia il punto di forza dell’argentino, dopo aver percorso 20-30 metri arriva sulla mediana, ritrovandosi la squadra di Gattuso già schierata e il solo Under davanti a lui. Incredulo, si gira e trova nove compagni dietro a lui. Non uno, nove. È la foto della Roma attuale.

Nelle analisi, purtroppo cicliche, dei momenti critici vissuti in questi anni, si è sempre puntato l’indice contro l’allenatore di turno. I calciatori – al netto della rifondazione che avvenne dopo il 26 maggio del 2013 – sono stati (quasi) sempre risparmiati. Anche dal club. Stavolta – e l’arrivo di Monchi (volato ieri negli Usa) in tal senso pesa non poco – la sensazione che trapela off record da Trigoria è diversa.

A gennaio alcune delle mosse che il ds aveva in testa non sono andate in porto. Giugno, però, ormai è dietro l’angolo. Questo gruppo ha dimostrato che oltre un certo step non riesce ad andare. Anche caratterialmente. Dovendo concedere per forza (vista l’entità degli investimenti estivi) ai nuovi arrivati almeno una seconda chance, per gli altri il discorso è inevitabilmente diverso. El Shaarawy è scomparso, Perotti continua nei suoi ciclici saliscendi, Florenzi è a dir poco involuto, De Rossi in evidente affanno, Nainggolan è semplicemente irriconoscibile, Dzeko appare svuotato, Strootman è ormai la controfigura del campione ammirato con Garcia, la coppia Manolas-Fazio si conferma forte con i deboli ma in sofferenza quando l’asticella si alza, Kolarov è in debito d’ossigeno. È chiaro che Monchi non potrà cedere tutta la rosa. Ma già il fatto che nessuno sia più incedibile, è indice che siamo all’alba di una nuova rivoluzione. L’ennesima.

Ma serve non sacrificare i giovani talenti (Alisson, Schick, Karsdorp, Pellegrini e Under) sull’altare del fair play finanziario.

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