Roma senza capo né coda

Ogni prova deludente è giustificata dalla lacuna caratteriale, ma la diagnosi è inequivocabile: è l’assenza di qualità e di specificità a rendere il gruppo fragile e quindi non competitivo

di Redazione, @forzaroma

Spalletti, un mese fa, battezzò i suoi giocatori dal pulpito: «Mai allenata una squadra così forte». Oggi, invece, appena può svilisce il gruppo: «Manca la personalità». I singoli, per l’allenatore, restano tecnicamente di lusso. Non sono, però, leader: questione di dna. Ogni prova deludente è dunque giustificata dalla lacuna caratteriale, scrive Ugo Trani su “Il Messaggero“.

Ma, dopo 6 partite che nessuno ricorderà come memorabili, la diagnosi è inequivocabile: è l’assenza di qualità e di specificità a rendere il gruppo fragile e quindi non competitivo. Nessuno negherà mai che la squadra abbia alcune eccellenze nelle individualità. E, a guardare bene la rosa, i titolari e qualche riserva possono pure bastare per restare in corsa per il podio Champions. Sono, però, 14-15, non di più. Pochi per giocare su più fronti. Appena scatta il turnover, in campo finisce qualche comparsa. Juan Jesus, Gerson e Iturbe, bocciati a Plzen dall’allenatore, sintetizzano il flop del mercato di oggi e di ieri: investiti 55 milioni senza un perché. Quando il tecnico, come è successo contro il Viktoria, preserva i migliori e procede con la rotazione, inciampa sulla realtà.

Sarebbe sbagliato dire che Spalletti e i giocatori abbiano preso controvoglia l’avventura in Europa League. Se l’allenatore e la squadra hanno snobbato la competizione, allora il cattivo esempio l’ha dato la società: il presidente Pallotta, l’ad Gandini e il dg Baldissoni si sono guardati bene di volare a Plzen. A rappresentare la Roma all’estero il ds Sabatini (ha dato le dimissioni a febbraio) e il suo possibile delfino Massara.

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