Roma, sbagliando non si impara più

Un anno dopo il 7-1 del Bayern Monaco, in casa giallorossa si continuano a fare gli stessi errori

di Redazione, @forzaroma

A Trigoria il tempo dell’ironia è finito. L’11 novembre Sabatini disse anche che la Roma non sarebbe tornata sul mercato. Domenica, frastornato come i ventimila silenziosi dell’Olimpico, ha fatto marcia indietro: «Fino a ieri pensavo fosse inutile intervenire, oggi sto facendo valutazioni diverse». Forse si è reso conto che oramai Maicon di incommensurabile ha soltanto il nome. O che Torosidis, buon rincalzo, tale deve rimanere. Perché, come scrive Stefano Carina su “Il Messaggero“, se viene impiegato con frequenza, poi incorre in errori grossolani. Si è forse convinto che Digne sarà anche «invulnerabile» ma prima o poi dovrà rifiatare.

Dall’1-7 col Bayern Monaco all’1-6 del Camp Nou, a Trigoria sembra sempre tutto uguale a se stesso. L’allenatore che sa giocare soltanto sfruttando la velocità dei suoi centometristi (all’epoca c’era il solo Gervinho, ora c’è anche Salah). Che il tempo trascorra ciclicamente, ci sono anche alcune scelte del club. Che prova ad imporsi con i calciatori ma che poi partorisce sempre decisioni a metà. Un esempio? Lo scorso anno era stato varato il ritiro a singhiozzo: un giorno sì, un altro no. Ieri anziché mandare subito la squadra in ritiro, si è scelto di farlo da giovedì. Punitivo quindi, ma non troppo. Si ripetono anche le dichiarazioni. L’11 settembre del 2014, Sabatini dichiarò che aveva ceduto Dodò «per salvargli la vita, perché qui era sempre bastonato dalla critica». Domenica il ds ha concesso il bis con Iturbe. Anche lui partirà perché «vorrei salvargli la vita». Non cambiano nemmeno i risultati. Anzi quelli sì: 5 punti in meno rispetto alla passata stagione, 7 a due anni fa. Con l’aggravante, in un campionato da vincere, di aver fatto rientrare in gioco anche la Juventus, ora soltanto a 3 punti dai giallorossi.

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