Roma, Pallotta presidente

di Redazione, @forzaroma

(Il Messaggero – U.Trani) DiBenedetto ha avuto il merito di riunire in una cordata un gruppo di amici cresciuti a North End, il quartiere tricolore di Boston, e di farli diventare proprietari, convincendo Unicredit, il socio di minoranza che ha gestito l’addio della famiglia Sensi. Oltre a DiBenedetto, il presidente uscente rimasto in carica undici mesi esatti, e Pallotta, anche Richard D’Amore e Michael Ruane.
Proprio la presenza di Mr Hedge Fund, come definiscono Pallotta negli Usa dove è tra 15 top manager più quotati del Paese, convinse la Banca a cedere il 60 per cento delle azioni della Roma al consorzio dei quatto bostoniani. Jim, come lo chiamano le sorelle Christine e Carla e che gestiscono un ristorante con la mamma pugliese Angie (Angelina) Di Giacomo a Boston, il Nebo, e che sono cresciute con il fratello nel North End, è da sempre considerato il socio forte e quindi il più rappresentativo. «Mio papà era di Teramo e io mi sono sempre sentito italiano» ha spesso ripetuto a chi gli chiedeva come mai avesse voluto diventare azionista della Roma. Appassionato di sport, socio dei Boston Celtics, ha deciso di avvicinarsi al club giallorosso dopo il fallimento della negoziazione con l’ungherese Soros. A convincerlo furono Joe Tacopina e «l’amico Tom».

 
Poco più di un mese fa, durante la tournee della Roma negli Usa, era stato per tre giorni a stretto contatto con Zeman e i giocatori. E con i dirigenti Franco Baldini, Claudio Fenucci, Mark Pannes e Mauro Baldissoni. Nel salone antistante agli spogliatoi del Mit, la prestigiosa università bostoniana, era rimasto un pomeriggio a scherzare con i calciatori. Ad ascoltare la musica dalle cuffie di Castan e Nico Lopez.

 

E in precedenza ad assistere a bordo campo all’allenamento sotto il diluvio, arrendendosi solo quando Zeman aveva deciso di sospendere il lavoro. In quelle ore, passate spesso nell’albergo in Rowes Wharf (dove è anche il suo ufficio), si era complimentato con Baldini e Sabatini, il ds rimasto nella capitale, per definire il gran colpo di Destro. La sua presenza, sempre al fianco della squadra e non solo al Fenway Park dove la Roma superò il Liverpool nel derby di Boston, era stata un chiaro segnale dell’imminente passaggio di testimone con l’amico DiBenedetto. In un colloquio con Baldini, aveva tranquillizzato il direttore generale che era stato contattato da Fabio Capello per seguirlo anche in Russia. «Franco, tu sei la Roma». Un’investitura fondamentale per il dg che sembrava depotenziato e che ieri, durante il cda, ha spiegato le operazioni di mercato proprio a Pallotta, DiBenedetto, Pannes e Paolo Fiorentino, tutti collegati con Trigoria in conference call.

 

«Continuerò a far parte della famiglia» il saluto del presidente uscente che si è dimesso (esce dal comitato esecutivo, ma resta consigliere) e ha fatto gli auguri all’amico Jim. «È un grandissimo onore per me assumere la carica di presidente della Roma. Non esiste club più speciale al mondo e io accetto la responsabilità di esserne custode e guidarlo con grande senso di umiltà e determinazione per costruire un’organizzazione di livello vincente sotto tutti gli aspetti» il discorso di Pallotta, dagli States, emozionato e felice. Tra fine settembre e inizio ottobre sarà all’Olimpico.

 

Entro fine anno dovrebbe uscire di scena anche Pannes (entra al posto di DiBenedetto nel comitato esecutivo), attualmente uno dei due ad insieme con Fenucci.

 

Sabatini, invece, era a Milano. Per il futuro di Borriello, cercato nuovamente dalla Juve, in vantaggio sull’Inter. Il club bianconero, ieri, ha chiesto Osvaldo. Il ds giallorosso ha risposto fissando il prezzo: 20 milioni. La Roma, per il fair play finanziario ha bisogno di entrate per 5 milioni. Visto che il Tottenham offre solo 2 milioni per Stekelenburg, è probabile la partenza di Bojan: se fosse tornato in Spagna a giugno, sarebbero arrivati a Trigoria 5 milioni dal Barcellona. Ora la società giallorossa ne può ricevere 2, al massimo 2 e mezzo, essendo iniziata la nuova stagione.

 

Il Malaga è favorito, anche se i procuratori hanno avuto domenica un contatto con il City di Mancini e il calciatore preferirebbe il Milan. Se, come sembra, partiranno contemporaneamente Bojan, comunque adatto al sistema di gioco di Zeman, e Borriello, la sesta punta sarà l’ivoriano Tallo. Possibili operazioni last minute. Un altro terzino destro: Jung, Torosidis o meglio ancora un giovane. E un terzo portiere: Goicoechea.

 

Oggi controlli per Totti: contusione alla caviglia sinistra. I dirigenti, dopo la gara con il Catania, hanno chiesto all’allenatore giallorosso di non insistere nella polemica con la Juve e con Conte. Non è la prima volta. Non sarà neppure l’ultima.

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