Roma, la rivoluzione è nelle piccole cose

Ranieri non ha stravolto vecchie abitudini, per ora ha suggerito solo pochi principi. Difesa bassa, possesso palla orizzontale e non verticale: queste le novità più evidenti

di Redazione, @forzaroma

Non è ancora la Roma di Ranieri.  Con 8 assenti come Manolas, Fazio, Kolarov, De Rossi, Pellegrini, Dzeko, Under e, per fare cifra tonda, anche Pastore, non è neanche la Roma di Di Francesco perché, 37esima formazione in 37 partite, mai l’allenatore esonerato si è trovato con questa emergenza che ha dimezzato la rosa al nuovo arrivato proprio nella notte del debutto, scrive Ugo Trani su Il Messaggero.

Eppure Tinkerman, come lo definirono i perfidi inglesi nella sua avventura da coach del Chelsea (2000-2004), ha messo di sicuro la sua firma sul successo contro l’ex allievo Iachini. Piccoli accorgimenti. O, chiamiamole pure, se vogliamo, minime correzioni per prendersi i 3 punti e guardare avanti.

Non c’è tempo per capire e programmare. Tantomeno per ripartire da zero. Ecco il 4-2-3-1. In corsa il 4-4-2. E giusto qualche mossa per non farsi trovare impreparati. In partita. Benzina sì. Ma normale e mai super, differenza che riporta nel passato. Poi, che sarà sarà.

Ranieri si è concentrato solo sulla fase difensiva. Bocciata nei numeri: 56 reti, compreso l’autogol di Jesus (l’unico che l’allenatore ha visto dal vivo), in 37 partite. Vulnerabilità che non è da big.  Ecco, in poche righe, lo stretto necessario per sistemarsi meglio e azzerare ogni pericolo: 1) terzini bloccati, in particolare nella ripresa; 2) ampiezza limitata, con gli esterni bassi e alti più dentro il campo e quindi più stretti; 3) mai palla indietro al portiere; 4) evitata la costruzione dal basso; 5) lancioni (aumentati del 20 per cento) per saltare il centrocampo avversario, coinvolgendo pure il portiere, e andare a combattere sulle seconde palle, semplicemente anche per cercare qualche spizzata del centravanti; 6) giro palla in sicurezza e in orizzontale, quindi più possesso come si è visto nel primo tempo, senza mai forzare la giocata o la verticalizzazione; 7) baricentro spostato dentro la propria metà campo, seguendo l’ultima volontà di Di Francesco; 8) niente pressing.

Non è casuale che, pur affrontando l’Empoli quartultimo (nessun successo esterno e solo 6 punti negli ultimi 3 mesi/12 match), quella di lunedì sera è stata la partita in cui la Roma, con il 4-2-3-1, ha subito meno conclusioni nello specchio della porta. Appena una, di Jesus, con quel disgraziato colpo di testa per l’autogol del momentaneo pari. Nessuna con il 4-4-2 della ripresa.

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