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Proprio quando la Roma era riuscita ad anestetizzare l'Europa League, guadagnandosi gli ottavi di finale senza passare dai playoff e proprio dopo i proclami su "la priorità è il campionato", arriva la punizione (termine non casuale} che non ti aspetti. La sconfitta di Udine pesa, la Roma scivola al quinto posto a meno due dalla Juve e tre dal Napoli e a solo più due dal Como. Malen stavolta non ha fatto la differenza e la qualità di Dybala è certamente mancata. Ma non sono solo questi i motivi che spiegano la sconfitta: la Roma ha fatto poco, ha subito la fisicità dell'Udinese, che ha giocato la partita che dovevano proporre i giallorossi. Ha pressato altissima, ha vinto i duelli ed è stata brava a capitalizzare le occasioni con uno dei suoi uomini migliori, Ekkelenkamp, capace di mettere a segno la rete della vittoria su una punizione sporca e contestata (l'ormai consueto tuffo al primo contatto), dopo aver già sfiorato il vantaggio. La Roma - spiega Alessandro Angeloni su 'Il Messaggero' - si è svegliata solo nel finale quando ha sfiorato il pari con Mancini, su palla di Venturino. Okoye ha fatto una sola parata vera, questa. Per la terza volta in questo campionato, la Roma non la troviamo nelle prime quattro (terza e sedicesima giornata) e il Milan, stasera a Bologna, può andare avanti di sette punti, ma li parliamo di scudetto e questa Roma non è ancora attrezzata. Tornano gli incubi del passato, quando non si creavano occasioni e bastava un gol per vincere le partite. È tornata la Roma anemica, che ha gli stessi gol del Genoa. Chissà se i nuovi, Malen a parte, basteranno per centrare un traguardo, non scontato, non banale, quasi miracoloso.
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